Se l’Islam apre alle donne imam Amina e le altre, un nuovo mondo

islamLa responsabilità delle donne nel processo di rinnovamento del mondo islamico si sta evolvendo a tal punto da mettere in discussione ruoli consolidati da secoli.
E’ il caso dell’imamato, da sempre esclusiva del sesso maschile.

Da tempo studiosi e religiosi si confrontano sulla scorta dell’interpretazione dei testi sacri, senza riuscire a fornire una risposta univoca.

Tuttavia, sono molte le donne impegnate a sostegno di un processo che porti ad una revisione di questo delicato aspetto,cardine dell’ortoprassia islamica.
Tra queste,Amina Wadud,prima donna Imam della storia a guidare la preghiera comunitaria.

Docente di Studi islamici, fa parte di un crescente numero di femministe musulmane che contestano il pensiero che ancora oggi tende ad escludere le donne dai ruoli di guida.

Il pensiero della Wadud è efficacemente sintetizzato nel saggio “Il Corano e la donna”.
Ricorrendo ad argomentazioni teologiche e collocando i testi nel contesto originario, la studiosa sostiene la parità tra i sessi.
Attualizzando quindi il messaggio coranico,ne deriva che in esso,se lo si intende in base al suo messaggio originale,atteggiamenti che sostengono la disuguaglianza non hanno ragione di esistere

La Wadud non è l’unico esempio di donna che mette in discussione interpretazioni restrittive del Corano.

E’ il caso di Raheel Raza che ha guidato, per la prima volta ad Oxford, una sessione mista della preghiera del venerdì .
Già nel 2005, Raza aveva posto in essere a Toronto un analogo gesto; dopo aver ricevuto minacce di morte, nonostante tutto, aveva dichiarato come si fosse trattato di un’esperienza profonda.
Si tratta certamente di esempi sporadici ma significativi del fermento teologico e giuridico in seno alla comunità musulmana.

Infatti, bisogna sottolineare che la stragrande maggioranza dei giuristi sono contrari all’idea che si possa presiedere una comunità mista fuori delle mura domestiche. Ciò, sulla base di un’interpretazione parziale degli hadith.

Non mancano, tuttavia, intellettuali progressisti secondo i quali questi non siano sufficientementeislam chiari per escludere con certezza le donne dall’ imamato che, è bene sottolinearlo, per l’Islam sunnita è una funzione e non una carica.
Di conseguenza l’Imam, dovrebbe rifarsi esclusivamente a requisiti di moralità e rettitudine.

A parziale sostegno di tale teoria il gran Mufti d’Egitto che tuttavia ammette che “i tempi non sono ancora maturi”.
Contrario, invece, Sayed Tantawi, sceicco della moschea Al-Azhar del Cairo (l’equivalente musulmano del Vaticano).

Un esempio interessante verso un futuro riconoscimento di un ruolo formale delle donne in campo spirituale è quello relativo al Marocco, dove è stata creata una struttura accademica dedicata.

Esperimento analogo era stato già avviato nel 2006 dall’università di Rabat.

In Italia, c’è da registrare la nomina di Nibras Breigheche nel Consiglio Direttivo dell’Associazione Islamica Italiana degli Imam e delle guide religiose, nata lo scorso dicembre, con l’obiettivo di formare i leader religiosi.

Nuccio Franco Il Vostro.it


 

Se l’Islam apre alle donne imam Amina e le altre, un nuovo mondoultima modifica: 2012-07-26T11:28:00+00:00da brujita1969
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