01/07/2010
Oxford, donna Imam guida la preghiera del venerdì
Il suo nome è Raheel Raza ed ha guidato, per la prima volta nel Regno Unito, una sessione mista della preghiera del venerdì, pronunciando la cosiddetta khutba, nel tentativo di alimentare ulteriormente il dibattito sul ruolo di leadership delle donne nell'Islam.
È successo ad Oxford dove sui invito di Hargey Taj, Presidente del Centro educativo musulmano e I
mam della Congregazione islamica di Summertown, strenuo sostenitore di un'interpretazione ultra-liberale dell'islam, tra cui la possibilità per uomini e donne di pregare insieme, una ristretta comunità si è riunita in preghiera accompagnata da una donna.
Raza, 60 anni, fa parte di un piccolo ma crescente numero di femministe musulmane le quali contestano il pensiero ancora maggioritario in virtù del quale, tradizionalmente, ancora oggi si tende ad escludere le donne dai ruoli di guida all'interno della moschea.
Esse, infatti, sostengono che in nessuna parte il Corano vieti espressamente l' imamato femminile.
"Questo gesto" ha detto Raza " serve a rammentare alla comunità musulmana che il 50 per cento dei suoi aderenti sono donne . Le donne sono praticanti e osservanti ed in virtù di ciò ad esse dovrebbe essere riconosciuta tale opportunità. Gli uomini hanno tutti pari dignità".
Quello della possibilità di riconoscere alle donne il ruolo di guida, rappresenta un annoso interrogativo nel mondo islamico sul quale studiosi, accademici e religiosi si confrontano da tempo sulla scorta dell'interpretazione, appunto, dei testi sacri. Nonostante il dibattito, sono ancora parecchie le divergenze sostanziali che impediscono di fornire una risposta condivisa.
Tre delle quattro principali scuole dell'Islam sunnita consentono di condurre in preghiera congregazioni di sole donne, ma la stragrande maggioranza dei giuristi musulmani, basandosi su un'interpretazione parziale (per molti misogina e maschilista) degli hadith sono contrari all'idea che si possa presiedere una comunità mista fuori delle mura domestiche. Non mancano, tuttavia, esempi di intellettuali progressisti i quali sostengono che questi non siano sufficientemente chiari per escludere con assoluta certezza la possibilità di imamato per le donne che, è bene sottolinearlo, per l'islam sunnita, la maggioranza, è una funzione non una carica.
Di conseguenza l'imam, ossia colui che sta davanti (letteralmente), potrebbe e dovrebbe corrispondere esclusivamente ai requisiti di moralità, rettitudine e con profonde conoscenze religiose, a prescindere. Pertanto, l'aspetto sessuale non inficerebbe assolutamente tale eventualità. Già nel 2005, Raza aveva posto in essere a Toronto un analogo gesto ma, nonostante tutto,dopo aver ricevuto minacce di morte, aveva dichiarato come si fosse trattato di un'esperienza molto profonda. 
C'è da dire che quanto successo ad Oxford, rappresenta una ripetizione di una analoga sessione di preghiera simile a quella guidata nel 2008 da Amina Wadud, nata negli Stati Uniti convertitasi all'Islam ed attivista per i diritti delle donne. La preghiera di Wadud , fu seguita da 40 persone, numero inferiore ai giornalisti presenti nella sala di preghiera.
Dibattito ap
erto, dunque, con un fermento dialettico ed interpretativo soprattutto da parte di quella componente femminile che si batte per l'uguaglianza anche nella sfera religiosa. Ciò nel tentativo di superare la tradizionale visione che relega la donna ai margini soprattutto nel campo spirituale, anche sotto l'aspetto formale.
Nuccio Franco
14:22
Scritto da: brujita1969
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| Tag: islam, società e religioni | OKNOtizie |
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