30/07/2010

Musulmani Moderati Italiani “Burqa, si al divieto” – Amnesty International “E’ discriminazione”

Si accende il dibattito politico e culturale attorno al divieto (o meno) di indossare il velo integrale nei luoghiniqab.jpg pubblici ed interviene l’associazionismo con visioni differenti.
Ciò che rappresenta una tradizione ed un marcato strumento di identità, giustificabile o meno, sembra essere ormai al centro di un serrato dibattito che coinvolge la società civile nel suo insieme e che registra prese di posizione diametralmente opposte.

E’ di questi giorni la notizia che il Comitato per l'Islam italiano, Presieduto dal Ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha predisposto un parere sulle proposte di legge pendenti, intese a confermare che l’uso in luogo pubblico di indumenti che coprono interamente il volto e rendono la persona irriconoscibile, quali il burqa ed il niqab, deve rimanere vietato per ragioni di pubblica sicurezza, ne’ presunte interpretazioni religiose costituiscono “giustificati motivi'” per eludere tali esigenze di ordine pubblico.

movimento1.jpgLa notizia è stata accolta con soddisfazione dall’Associazione Musulmani Moderati Italiani che, per voce del Presidente, Gamal Bouchaib ha commentato positivamente l’eventualità esprimendo fiducia sulla circostanza che presto, analogamente ad altri Paesi europei, anche in Italia si possa approdare in tempi rapidi all’approvazione del divieto del velo integrale nei luoghi pubblici

“Ancora non ci rendiamo conto che i Paesi arabi vanno anch’essi nella direzione di un divieto. Paradossalmente in alcuni Stati europei le interminabili discussioni sull'opportunita’ di bandirlo sembrano dimostrare il contrario” ha affermato Bouchaib, aggiungendo che “nonostante certi personaggi invochino il diritto alla liberta’ religiosa, scambiando quella che è un’usanza tribale e medievale per un precetto religioso, non siamo disposti a cedere a questo ricatto”.
“Queste persone” ha proseguito, “sono rimunerate dagli estremisti che comprano a suon di denaro il silenzio e la compiacenza”, ha proseguito Bouchaib, chiarendo che “il burqa rappresenta il simbolo piu’ visibile di una strategia politica tesa a diffondere la visione integralista dell'Islam. Se l'Europa non lo comprende subito, presto sara’ troppo tardi”.

Sull’argomento,si registra una netta presa di posizione da parte di Amnesty International che va in una direzioneamnesty1.jpg radicalmente opposta.
geneviev.jpgInfatti, l’Associazione che difende i diritti umani, per voce del Presidente transalpino della stessa Organizzazione, Genevieve Garrigos, reputa discriminatorio il provvedimento adottato in questi giorni in Francia ritenendolo una minaccia alla libertà religiosa dei musulmani ed a quella di espressione delle donne islamiche.
“Il divieto, a nostro avviso, rappresenta una violazione dei diritti fondamentali” ha detto Garrigos, discriminatorio in quanto non esistono altre norme che disciplinino il modo di vestirsi o di pettinarsi per il resto della popolazione.

Gli fa eco Giovanni Dalhuisen, esperto di Amnesty in materia il quale ribadisce che “il divieto totale di coprirsi il viso violerebbe i diritti di quelle donne che indossano il burqa sostanzialmente come strumento di rivendicazione della propria identità ed appartenenza socio – culturale”.
“In linea generale” prosegue Dalhuisen “la libertà di espressione presuppone una libertà di scelta, cosa che non è in virtù delle nuove disposizioni” sottolineando il forte senso discriminatorio di una norma concepita solo per una minoranza.

Quanto all’argomentazione secondo la quale la necessità del divieto sarebbe imprescindibile per la sicurezza pubblica, Amnesty rileva che le esigenze di sicurezza possono essere soddisfatte con la previsione specifica esicurezza1.jpg circoscritta di restrizioni oggettivamente necessarie applicabili in determinate circostanze o luoghi quali, ad esempio, aeroporti o controlli d’identità.

Seppur preoccupata per le tante donne che sono costrette ad indossare tale indumento, Amnesty ha esortato i Governi ad intensificare tutti gli sforzi possibili per porre un freno alle discriminazioni di qualsiasi natura verso tutte le donne che in virtù del niqab, sono confinate in casa con problemi a lavorare, studiare ed accedere ai servizi pubblici.

Nuccio Franco

(Fonte: www.agenziaradicale.com, 16 luglio 2010)

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