30/07/2010
Progetto “El Blanco”, quando l’integrazione non è un’utopia
Periferia e criminalità, immigrazione ed emarginazione rappresentano spesso un binomio che si fonda su comode
convenzioni difficili da rimuovere.
Non a Bologna, da sempre città all’avanguardia dal punto di vista della responsabile accoglienza ed accettazione delle diversità quale fattore di crescita socio - culturale.
Si chiama “El Blanco” il nuovo ed innovativo progetto avviato all’ombra delle Due Torri, con il patrocinio di Comune e Regione, volto alla valorizzazione delle periferie attraverso il coinvolgimento di giovani immigrati nella responsabilità gestionale dei loro spazi ed impegni.
Evoluzione di un’iniziativa per minori già in essere dal 2003, denominata Katun (Giostra) e rivolta a ragazzi tra i 14 ed i 18 anni, l’Associazione è gestita dai giovani del tristemente noto quartiere Pilastro che hanno superato la maggiore età, con l’obiettivo di dimostrare che l’integrazione non è impossibile.
Ciò attraverso attività teatrali, cinematografiche e musicali che hanno come obiettivo quello di fornire un’opportunità di emancipazione e di definitivo inserimento nella realtà cittadina a ragazzi provenienti da culture e nazionalità diverse, soprattutto dall’area balcanica, dall’Africa e dal Sud Italia che versano in situazioni di disagio. E perché no, anche quello di aiutarli a studiare.
Pionieri del progetto sono stati Denis e Besart due giovani di etnia rom, originari del Montenegro e profughi della ex Jugoslavia, arrivati in Italia con i propri genitori e costretti a diventare “grandi” in fretta tra mille difficoltà ed il quotidiano disagio di vivere in un quartiere altamente a rischio che si porta dietro da decenni una
pessima fama e dove ai problemi della periferia si sono sommati quelli dell’immigrazione.
Nel 2002 iniziano a frequentare il Poliambulatorio del Pilastro, dove conoscono gli educatori professionali del Servizio minori e famiglie del Quartiere San Donato, e due operatori sociali, Antonio Fusaro e Silvia Branca, dipendenti della Coop Attività Sociali.
Inizialmente, il gruppo registra le adesioni per lo più di minorenni; raggiunta la maggiore età, tutti i componenti, per non essere costretti ad abbandonare il progetto nel quale avevano investito tempo ed entusiasmo si sono fatti venire in mente un’altra idea.
Decidono quindi di dar vita ad El Blanco, così denominato con evidente ironia visto che “siamo tutti scuri”e che trova ospitalità nello spazio autogestito di via Paolo Fabbri, il Vag61.
Insieme hanno realizzato spettacoli teatrali e filmati, animato iniziative con i bambini, lavorato con e per gli anziani del Circolo Arci “La Fattoria”, contribuito a gestire un campeggio estivo.
Oggi Denis, vent’anni, ha una figlia e lavora in un albergo. Besart, ventuno anni, è riuscito da poco a regolarizzare la sua posizione e cerca un impiego che gli permetta di mantenere le sue due bambine.
“In questi anni” racconta l’educatrice Silvia Branca “siamo riusciti ad ottenere il riconoscimento e la solidarietà da parte della comunità locale, fatta di italiani che spesso hanno guardato con diffidenza rom, africani e slavi che animano le vie del Pilastro”.
“Una delle cose più belle” aggiunge Silvia “ è leggere negli occhi dei nostri ragazzi la voglia di riscatto. Ci dicono sempre che il loro destino non dovrebbe essere per forza quello di lavorare in fabbrica o in una ditta di pulizie. Noi proviamo, attraverso il canto, la musica, il teatro e l’animazione, a trasformare le loro passioni in potenzialità da investire per il loro futuro”.
Nuccio Franco
10:39
Scritto da: brujita1969
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| Tag: società e religioni, islam, articoli | OKNOtizie |
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