08/11/2010

“United Nation Women”. L’Iran nel Consiglio di amministrazione

un women.jpgLa Repubblica Islamica dell’Iran, potrebbe avere presto un proprio rappresentante nel consiglio di amministrazione della “UN Women”, agenzia delle Nazioni Unite di promozione della parità per le donne.
Quello che sembra uno scherzo di cattivo gusto, potrebbe infatti diventare realtà l’11 novembre, data in cui saranno designati i membri della neo costituita agenzia che sarà guidata da Michelle Bachelet, ex presidente del Cile.

Immediate le reazioni diplomatiche con in testa gli Stai Uniti, indignati al pensiero che ad un Paese dove una donna accusata di adulterio e condannata a morte per lapidazione, possa essere riconosciuta tale opportunità.
Alle proteste degli Usa hanno fatto eco le rimostranze di altre organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani, tra cui Amnesty International.

Mark Kornblau, portavoce della delegazione americana al Palazzo di vetro, ha dichiarato che “la UN Women ha ildonne%20iran%202.jpg compito di sostenere la parità tra i generi e l’emancipazione delle donne in tutto il mondo. Noi e molti altri Paesi siamo preoccupati per le implicazioni negative della potenziale partecipazione iraniana, dati gli scarsi risultati in materia di diritti umani e trattamento delle donne”.
“Ci sono molti altri paesi qualificati che potrebbero apportare contributi positivi e costruttivi, come membri del consiglio”, ha concluso Kornblau.

Già lo scorso anno una risoluzione adottata dall’Assemblea Generale esprimeva “profonda preoccupazione” per un uso crescente di esecuzioni in Iran, di morte per lapidazione,  torture, fustigazioni e mutilazioni nonché per la crescente discriminazione nei confronti delle minoranze religiose, etniche e sessuali.
iran.jpgSolo nel 2010, in Iran sono state eseguite già 160 condanne a morte. Nella prigione di Tabriz, la stessa dove è reclusa da ormai quattro anni Sakineh Ashtiani, si trovano altre donne, molte minorenni, in attesa della medesima condanna.

La notizia, dunque, è di quelle che fanno indignare ma il vero paradosso risiede nel fatto che l’Iran è a pieno titolo anche uno dei trentasei membri dell’Undp, il Programma per lo Sviluppo che si occupa anche di diritti femminili e nel 2009 ne ha avuto addirittura la presidenza.
Così come c’è un delegato iraniano anche all’Unfpa, il fondo per la Popolazione,e all’Unifem, il fondo di Sviluppo per le donne. Teheran per tutto il 2011 sarà il vicepresidente dell’Opcw, l’organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, nonostante vi siano prove di un traffico di armi dall’Iran a Hezbollah.

“E’ sconcertante che l’Iran abbia avuto il coraggio di candidarsi per il consiglio delle Nazioni Unite sulle donne, e ancor più sconcertante è che i paesi asiatici non si siano opposti” ha tuonato Philippe Bolopion, della Human Rights Watch, secondo il quale “dovesse entrare nel consiglio anche l’Arabia Saudita,dove le donne non possono nemmeno guidare l’automobile, si aggiungerebbe il danno alla beffa”.

Bolopion, ha poi definito la circostanza come “un affronto alle donne di tutto il mondo che ripongono le loro speranze nelle Nazioni Unite”,esprimendo tuttavia l’auspicio che la composizione complessiva del consiglio possa impedire ai due paesi di minare il lavoro dell’agenzia.weiss.jpg
Da registrare anche le dichiarazioni di Cora Weiss, presidente dell’ International Peace Bureau, secondo la quale se l’ingresso di Iran ed Arabia nel consiglio potrà significare una presa di coscienza utile ad “influenzare positivamente l’atteggiamento nei confronti delle donne allora sarà un bene per tutti,altrimenti sarà un disastro”.

Che il paventato ingresso dell’Iran - alla ricerca di una nuova dignità internazionale – nell’organizzazione sia stata probabilmente la causa alla base della sospensione della condanna di Sakineh, appare verosimile; ciò che è certo è che non si può proseguire nel tollerare l’aggressivo atteggiamento iraniano che, quotidianamente, continua a disprezzare i più elementari diritti umani.

Nuccio Franco

(Fonte: www.agenziaradicale.com, 3 novembre 2010)

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