07/12/2010
Princess Hijab, tra mistero e graffiti
Nessuno conosce la sua vera identità ma a giudicare dal suo misterioso Myspace ha all’incirca 20 anni, è parigina, ama Darth Fener e Bob Flanagan.Segni particolari: combattiva. Un argomento in particolare cattura il suo interesse: la posizione che occupano in Francia le minoranze.
E’ questo il profilo di Princess Hijab, la principessa del velo che da circa quattro anni si aggira nell’underground parigino con un’unica missione : coprire (e vestire) i cartelloni delle pubblicità famose, da H&M a Lafayette e Virgin, passando per Dolce & Gabbana con il classico velo islamico. Un indizio, nulla di più.
Ma chi è davvero la “Principessa”? Una fondamentalista religiosa che protesta contro il sistema, una femminista attiva che si oppone alla mercificazione del corpo femminile (ma anche maschile), una figlia delle banlieue? E se si trattasse di una non musulmana? Solo ipotesi, tutte verosimili.
Ciò che invece sembra certo è che la differenza nei suoi ‘lavori’ è rappresentata dalla forza quasi sovversiva del
suo modo di utilizzare le icone culturali. Una in particolare: il velo.
Si firma con un niqab, la sua arma una bomboletta spray, il suo complice il buio della notte. Felpa nera, cappuccio sulla testa ed una lunga parrucca; arriva, colpisce e fotografa le sue opere tra lo stupore della gente che, siamo pronti a scommetterci, ormai attende curiosa il suo prossimo capolavoro.
Vernice nera che cola verso il basso, immediato effetto ottico ed il gioco è fatto.
Social network, impegno sociale ed arte sono da lei (o lui?) abilmente coniugati per dar vita ad un fenomeno mediatico sfruttato alla perfezione puntando sulla carta del mistero creato ad hoc attorno a questa figura. D’altronde, si sa che l’ignoto stimola maggiormente la fantasia.
Grazie ad internet, le fotografie delle sue opere sono prontamente diffuse in tutta la rete e sono state organizzate anche delle mostre in musei e gallerie, in Europa (Vienna) come negli Usa (New York) per ammirare le sue creazioni.
In un paese, la Francia, che ha da poco approvato il divieto assoluto di indossare il niqab tra molte polemiche, la “campagna” della street writer pop più famosa del momento non passa di certo inosservata ma, al contrario, è destinata ad alimentare il dibattito su uno dei simboli maggiormente controversi della fede islamica.
Il primo graffito risale al 2006, quando applicò un niqab di vernice nera alla gigantografia della rapper più famosa di Francia, Diam, che per mera coincidenza si è convertita successivamente all’Islam.
A tale proposito, in un’intervista rilasciata al “The Guardian” e ad “Al Jazeera” non risparmia una
battuta:“Certo, è strano che oggi indossi il velo per davvero!”
Ed aggiunge : “Se si collegasse solo alla questione del divieto di burqa, il mio lavoro non avrebbe una risonanza di lungo periodo. Questo dibattito ha invece dato visibilità globale a un tema più ampio: quello dell’integrazione dei musulmani in Francia.Uso il velo come sfida”.
Non si sbilancia sulle preferenze religiose, né tantomeno sull’orientamento politico pur dichiarando sibillina : “Ho interessi spirituali, ma si tratta di cose molto personali. Non credo che influenzino il mio lavoro. Certo, la religione mi interessa, i musulmani mi interessano, come pure l’influenza che possono avere in un’ottica artistica ed estetica sui codici che ci circondano, in particolare la moda”.
Di contro, si registra una decisa presa di distanza da alcune iniziative, prima fra tutte quella delle NiqaBitch, una coppia di ragazze che hanno messo in rete un video che le riprende mentre camminano per strada in hotpants e velo integrale per protestare contro la legge.
“Non esiste un modo giusto o sbagliato di vestirsi. Libertà, fraternità ed eguaglianza sono principi repubblicani. In realtà, la situazione delle minoranze in Francia in mezzo secolo non ha fatto alcun passo avanti. Gli emarginati sono ancora i poveri, gli arabi, i neri e naturalmente i rom” afferma convinta.
In conclusione arte,impegno sociale e mistero si mescolano in un’alchimia avanguardistica non trascurabile dando vita ad un forte impatto visivo e psicologico abilmente esaltato dai media.
Chi si celi dietro il personaggio e quale sia l’idea alla base di questo nuovo fenomeno mediatico, un risultato rilevante lo ha già ampiamente ottenuto, ossia alimentare nella laica Francia il confronto su tematiche di stretta attualità come quelli relativi ad integrazione, segregazione e censura.
Fenomeno da baraccone o frutto del marketing poco importa. Ciò che conta è il fatto di aver attivato, per di più in maniera assolutamente non convenzionale, un dibattito che anima e scuote le coscienze in un paese dove le differenze sono sempre più profonde.
Alla prossima, Principessa.
Nuccio Franco
15:18
Scritto da: brujita1969
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