26/04/2011

“Media e oriente”: una finestra sull’informazione nel mondo arabo

La protesta in Nord Africa ha reso nuovamente di stretta attualità il dibattito circa la condizione dei media in quei paesi governati da sistemi che, spesso, si sono occupati di controllare la circolazione delle informazioni (all’interno e all’esterno) per garantire consenso.
Ora,dopo anni di oscurantismo e di sottomissione strumentale ai vari poteri, il panorama mediatico sembra vivere una nuova primavera rappresentata da una trasformazione senza precedenti.

untitled1.jpgIl tema è efficacemente approfondito nel saggio “Media e Oriente”, di Hamza Boccolini, giornalista dell’agenzia di stampa Aki – Adnkronos International, presentato al Festival del giornalismo di Perugia.

Sono oltre 700, infatti, i canali satellitari che ogni giorno diffondono trasmissioni in lingua araba proponendo alle nuove generazioni (e non) del mondo arabo un’offerta eterogenea che va dai notiziari ai talk show,dalle fiction ai reality. Senza dimenticare il costante aumento dei social media e l’incremento costante dei lettori dei quotidiani stimato con una crescita del 2,3% fino al 2013.

L’autore, che è anche docente di “Media nel mondo arabo” presso l’Università di Napoli l’“ Orientale” traccia una mappatura a 360° del sistema della comunicazione nel mondo arabo, analizzandone criticità e potenzialità.
antenne1.jpgUn esempio:131 canali generalisti, 119 dedicati a musica e varietà, 58 per cinema e fiction, 51 sportivi, 25 economici, commerciali e di shopping, 26 di news, 21 per bambini, 23 culturali, 12 di documentari, 11 interattivi, 13 religiosi e 4 turistici.

Al di là dei numeri, ciò che più colpisce è la puntuale descrizione dell’evoluzione e della sempre maggiore influenza dei principali mezzi di comunicazione sulla vita sociale e politica. Ciò, soprattutto attraverso un lento ma continuo processo di educazione al pluralismo .
“Tuttavia,da questo ad arrivare alla democrazia c’è ancora molta strada da percorrere, in particolare lo strumento del voto e l’accettazione dell’alternanza tramite le urne elettorali. E’ questa la prossima sfida” sostiene.

Boccolini prende le mosse dall’analisi del fenomeno Al – Jazeera, novità assoluta nel panorama televisivo costituito all’epoca della sua nascita solo da emittenti governative,che ha consentito di“dare voce ai gruppi di opposizione insegnando agli arabi che era possibile tenere un dibattito aperto con due punti di vista contrapposti”.
In sostanza, le recenti rivolte arabe sarebbero solo una tappa di un più generale processo di avvicinamento culturale al pluralismo e alla democrazia.

La tv qatariota, dunque, come testa di ponte verso un’informazione slegata dalla censura e senza filtri, così come sta a dimostrare la circostanza che essa è stata la prima (forse l’unica) a trasmettere filmati dei gruppi della guerriglia sunnita irachena attingendo direttamente dai siti di propaganda jihadisti presenti in internet.
“Per questo, e per aver dato spazio ai capi delle formazioni jihadiste, è stata accusata di essere collusa con ilal jazeera1.jpg terrorismo. Certamente copriva in quel modo un vuoto rappresentato dalla diffusione di video dei gruppi armati islamici che nessun’altra emittente avrebbe passato, ma lo sviluppo della concorrente ‘al-Arabiya’ ha dimostrato che si poteva affrontare il tema del terrorismo islamico anche usando un altro metro e metodo. Non a caso la tv di Dubai, come raccontiamo nel libro, è famosa per la trasmissione che manda in onda il venerdi’ sera dal titolo ‘La fabbrica della morte’, dedicata completamente ad al-Qaeda e alla galassia di gruppo che vi girano intorno” ci dice Boccolini.

Più in generale e con riferimento alla libertà di stampa in Medio Oriente e Nord Africa quale strumento di liberazione da una sorta di oscurantismo e come sfida del pluralismo, l’autore pone l’accento sul pericolo che in molti paesi arabi, come l’Egitto, dove buona parte degli intellettuali e dei giornalisti è schierato con i Fratelli Musulmani, si possa passare da un eccesso all’altro.
“Credo che la libertà di stampa vada di pari passo con la nascita di una società civile liberale e riformista che al momento è ancora minoritaria”sostiene.

Ma quali sono (se esistono) i margini futuri di tale orientamento?
Boccolini sottolinea come esso sia ancora debole e minoritario seppur si registrino costanti segnali di crescita dovuti innanzitutto alla diffusione di internet e dei social network.
“Ciò sta permettendo ai giovani arabi”, aggiunge, “di capire che esiste un’alternativa all’islamismo culturale, anche se solo pochi intellettuali riescono a vederla”.

Circa il rapporto tra media e terrorismo ed il rischio concreto che frange estremiste finiscano per condizionare strumentalmente anche la comunicazione, Boccolini non ha dubbi.
“Credo che sia possibile informare correttamente, basta stare attenti a non cadere nella propaganda che è quello che vogliono i terroristi. E’ giusto informare sull’esistenza di gruppi jihadisti, seppur molto piccoli, ma dalle testimonianze fornite da molti terroristi pentiti è emerso che buona parte dei giovani che decidevano di andare in Iraq per combattere al fianco di al-Qaeda lo facevano dopo aver visto i tg di ‘al-Jazeera’ e i discorsi di Osama Bin Laden trasmessi dalla stessa emittente. Solo negli ultimi anni la linea editoriale di questa tv è cambiata. Ora i discorsi del terrorista saudita vengono trasmessi solo in piccoli estratti e questo ha mandato su tutte le furie i simpatizzanti del gruppo jihadista che hanno deciso di fare da soli usando internet”.
 
Nuccio Franco

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