19/03/2010

Marco Biagi, eroe borghese – Cronaca di ipocrisia e noncuranza

(sanniowwek.it - 22 marzo 2010)

 

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Il 19 marzo 2002, la follia neo brigatista colpiva il Prof. Marco Biagi, tra i massimi esperti italiani di Diritto del Lavoro, vittima sacrificale della noncuranza e della superficialità collettiva, non solo politica.

Assisteremo alla consueta recita di circostanza, pregna di retorica ed ipocrisia, nelle parole, nei gesti. Si renderà omaggio alla memoria dell’ennesimo, indifeso caduto sotto il fuoco omicida delleBIAGI2.jpg nuove Brigate Rosse, la cui mano è stata armata dalla nostra indifferenza.

 

Marco Biagi era una personalità stimata; personaggio della vita sociale, economica e politica nazionale, padre di famiglia oltremodo esposto in un periodo di rigurgito della conflittualità sindacale. Eroe del nostro tempo. Solo!

 

Professionista, con alti incarichi di consulenza, si era occupato di provvedimenti importanti, destinati a suscitare alterne opinioni e contrasti: la riforma del mercato del lavoro e della Legge 300, del 1970!!Cose serie, delicate….

 

Indifeso, dunque, senza alcuna tutela da parte di quello Stato cui aveva deciso di offrire il proprio contributo di passione ed onestà intellettuale, pagando con la vita il proprio impegno e la passione di una vita.

 

Biagi fu offeso pubblicamente da un Ministro della Repubblica (Scajola, n.d.r); il “rompicoglioni”, così fuscajola.jpg etichettato un servitore dello Stato che aveva la sola colpa di aver sollecitato il ripristino della propria scorta a fronte di inconfutabili esigenze ed oggettive evidenze.

"Non vorrei che foste costretti ad intitolarmi una sala, come a Massimo D'Antona...". Con questa "battuta" premonitoria Marco Biagi, 52 anni, si rivolgeva al Ministro del Welfare Roberto Maroni e al Sottosegretario Maurizio Sacconi.

 

BIAGI3.jpgPochi giorni dopo viene ucciso dalle Brigate Rosse a Bologna. Lo freddano sotto casa,di ritorno dall'Università. Si apprestava ad aprire il portone ed a raggiungere la moglie e i due figli inconsapevoli. Nessuna possibilità di reazione davanti alla fine dei suoi giorni ed alle presunte colpe che dei criminali gli imputavano.

Solo!Di blu aveva (forse….) la bicicletta.

 

La scorta gli fu revocata dai Comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza pubblica di Roma, Milano, Bologna e Modena avendo questi "ritenuto cessate le esigenze di tutela" anche in seguito alla direttiva del ministro dell'Interno Scajola del 15 settembre, che disponeva una riduzione delle scorte pari al 30% stante le nuove esigenze di forze, causa gli attentati terroristici avvenuti l'11 settembre negli U.S.A”.

Da notare che tale riduzione ha interessato sostanzialmente una categoria indispensabile in uno stato di diritto ma che taluni considerano ormai fastidiosa se non pericolosa:i magistrati.

 

logozero.gifIl 28 giugno "Repubblica" pubblica 5 lettere (e-mail) risalenti al luglio-settembre 2001, arrivate in un floppy alla rivista bolognese "Zero in condotta", con cui Biagi chiede a varie personalità del mondo politico ed economico il ripristino della sua scorta. Ha paura ed è fondata.

Questi sono i fatti, tutto il resto è fantasia.

 

L’arresto di presunti brigatisti, l’“attenzione” che questi avevano riservato illo tempore a stimati personaggi del mondo accademico – Ichino, sopra tutti – credo ci debbano indurre a riflettere attentamente ancora oggi ed a concentrare gli sforzi su quelli che potrebbero essere, davvero, gli obiettivi sensibili e maggiormente esposti.

 

auto blu.jpgConsiderazioni doverose, attuali,soprattutto in virtù del fatto che in questa nostra italietta, scorte ed auto di rappresentanza costituiscono ormai uno status symbol, più che una concreta, reale esigenza di tutela.

A fronte di concrete e documentate emergenze, si continua invece a dispensare privilegi agli amici, degli amici, degli amici.

 

La ricorrenza della morte di Biagi, le circostanze che l’hanno determinata, impongono alcune riflessioni sull’attribuzione (o meno) di alcuni vantaggi che dimostrano quanta incoerenza ci sia in questo nostro Paese!!

 

Non è forse giunto il momento di destinare - non solo a parole - risorse ed uomini anche alla nostra sicurezza di cittadini, ormai impossibilitati, in alcune realtà, anche ad uscire di casa oltre una certa ora??

 

Non ci dimentichiamo anche di coloro i quali,anonimi, ogni giorno e nell’indifferenza più totale sono vittime dell’estorsione, del pizzo, dell’usura, della criminalità in tutte le sue forme, organizzate e non, della prostituzione e che lottano purtroppo ad armi impari. Senza alcun sostegno, morale o di protezione.

 

periferia.jpgColoro che nelle città come nelle periferie hanno paura perché lo Stato non c’è e forse non c’è mai stato e che di loro serba memoria solo quando c’è da “fare cassa”! D’altronde, pecunia non olet, diceva Vespasiano.

Offriamo garanzie anche gli addetti alla sicurezza, con stipendi da fame, costretti a volteimagesCA05QVW7.jpg anche a scambiarsi i giubbotti antiproiettile o a fare la colletta per la benzina dell’auto di servizio. Tuteliamoli. Ma d’altronde, si sa, siamo italiani, la patria del Gattopardo.

 

Già vedo le facce di molti….Nella società dell’apparire più che dell’essere, c’è ancora chi rivendica principi di coerenza e solidarietà sociale, con la solita dietrologia, il consueto romanticismo proletario, la desolante idolatria del martire di turno.

BIAGI4.jpgNo, niente di tutto questo ma solo l’auspicio che i casi D’Antona, Biagi,Bachelet, Siani, Impastato, Grasso,Tarantelli, Tobagi, Pecorelli (e l’elenco sarebbe fin troppo lungo….) non si ripetano mai più. Li abbiamo ammazzati noi, non lo dimentichiamo, con la nostra ignavia e superficialità. Che si assicuri protezione a chi è realmente esposto ma anche ai deboli senza nome oltre che all’imprenditore o al politico di turno il cui abuso di talune concessioni è sovente ignobile!!

Lascio a voi le riflessioni del caso……Personalmente, in questo triste giorno, mi resta solo il ricordo del Prof.Biagi, che ho avuto modo di conoscere personalmente e di apprezzare per la sua umanità, un rigurgito di indignazione e tanta, tanta amarezza! Ciao Professore, ciao Marco.toga.jpg

 

Nuccio Franco

16/03/2010

Aldo Moro e la sua scorta - In ricordo di tutte le vittime del terrorismo

 

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ll 16 marzo del 1978 in via Fani, a Roma, le Brigate Rosse sequestrarono l'allora presidente della Democrazia Cristiana uccidendo i cinque agenti della sua scorta. Quel giorno, sparando con armi automatiche, i terroristi uccisero i due carabinieri a bordo dell'auto di Moro (Domenico Ricci e Oreste Leonardi) e i tre poliziotti sull'auto di scorta (Raffaele Jozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi) e sequestrarono il presidente della Democrazia Cristiana.

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Parto dall'assunto che la memoria rappresenti qualcosa di imprescindibile che ci consente, giorno dopo giorno, di essere migliori ma anche di indignarci in una prospettiva volta alla comprensione di ciò che è stato e non dovrà più essere. Il ricordo è tutto, fine e fondamento delle nostre vite.

Quel giorno attraversavo mano nella mano con mia nonna il vialetto che da casa mia portava alla sua. Nella mente di un bambino rimasero impresse delle immagini, dei suoni, degli sguardi. napolitano.jpgIo, ragazzino di provincia, capii a modo mio ciò che era successo...Marzo, 1978, avevo nove anni. I giorni successivi percepii preoccupazione nello sguardo altrui, alterne emozioni attraverso le quali un bambino interpreta il presente ed allora, quell'uomo dai candidi capelli, divenne per me Qualcuno.

Due anni dopo, chiesi a mia zia di portarmi in Via Fani. Non dimenticherò mai il suo sguardo. Solo una lapide a futura memoria dei caduti sotto l'umana follia, di chi si illudeva che un simile gesto potesse cambiare le sorti del nostro Paese. via fani.jpg

Mi sembra opportuno ricordarlo soprattutto a pochi giorni dall'ottavo anniversario della morte di Marco Biagi.

La Ragion di Stato ed i suoi martiri.


Nuccio

 


04/03/2010

In memoria di Nicola Calipari

4 marzo 2010. Cinque anni fa in Iraq moriva un funzionario di Polizia in servizio al Sismi, Nicola Calipari, ucciso da “fuoco amico” americano durante la rischiosissima operazione di liberazione della giornalista del Manifesto, Giuliana Sgrena, rapita un mese prima. Oggi in pochi l'hanno ricordato....

Vogliamo ricordarlo riportando l'articolo che la Sgrena scrisse l'anno scorso.


In memoria di Nicola Calipari
di Giuliana Sgrena
“Il manifesto”, marzo 2009


Ca.jpgMarzo 2005. Quattro anni fa, sembra ieri. Quanto clamore aveva suscitato la morte di Nicola Calipari. Un eroe, si diceva, tutti dicevano, quando è tornato da Baghdad chiuso in una bara. Io non credo agli eroi, proprio io, che sono qui grazie a lui. E non solo io.
Marzo 2009. Un silenzio assordante. Chi si ricorda ancora di Nicola Calipari? Medaglia d’oro al valor militare consegnata a Rosa dal presidente della Repubblica, scuole, strade intitolate a lui, tanti riconoscimenti. E oggi? Dove sono finite le personalità, i politici di ogni tendenza che allora lo avevano celebrato?Callipari.jpg
Quei militanti di sinistra che, come me, noi, avevano scoperto che essere un servitore dello stato non vuol dire essere solo al servizio del potere ma può voler dire anche intervenire in soccorso dei suoi cittadini? Tutti.
Come dimenticare che un processo - che forse non avrebbe fatto conoscere la verità su quanto successo il 4 marzo 2005 a Baghdad ma almeno avrebbe potuto provarci - è finito nel nulla senza che nessuno protestasse? Eppure, ancora una volta, l’Italia ha rinunciato alla sua giurisdizione, anche di fronte all’assassinio di un suo cittadino celebrato come un eroe. Una sovranità sacrificata in nome dei rapporti con gli Usa di Bush. Con Obama sarebbe stato diverso? Forse, ma è troppo tardi per saperlo. Da noi i governi sono cambiati ma nessuno ha fatto un gesto per avere il processo, per chiedere a Mario Lozano perché nelle varie interviste a giornalisti poco reattivi ha parlato di quella di Calipari come «una missione suicida», per chiedergli perché «in Italia era minacciato», da chi? Negli Usa, un gruppo di avvocati di Los Angeles ha promosso un’azione giudiziaria per chiedere le regole di ingaggio in vigore in tre azioni militari degli americani in Iraq, una è quella che ha visto l’uccisione di Calipari. Il giudice ha riconosciuto la validità della richiesta, il Pentagono non ha ancora risposto, ma forse lo farà. Forse in questo caso il nuovo corso di Obama avrà qualche effetto.
Ma l’Italia, come gli Usa, ha archiviato il caso Calipari. L’Italia è diventato un paese senza memoria. Un paese che ogni giorno si arrende di fronte alla demolizione delle fondamenta delle nostre istituzioni nate dalla Resistenza contro il fascismo, come può ricordarsi di un servitore proprio di quello stato democratico.
Eppure non tutti hanno dimenticato Nicola Calipari e non siamo solo noi a ricordarlo. Spesso, girando per l’Italia, in vari incontri mi viene sollecitato il ricordo di Nicola, un ricordo doloroso, da condividere con gli altri, per non permettere l’oblio. Tante persone comuni, quelle che non dimenticano, si ricorderanno i momenti drammatici di quattro anni fa. Non per celebrare un eroe - per gli eroi ci sono le medaglie - ma per un uomo perbene, uno che come noi difendeva gli stessi valori.

01/03/2010

Anni di Piombo: riaperte le indagini su Verbano e Di Nella – Volontà seria o scrupolo di coscienza postumo???

La decisione della procura di Roma di riprendere le indagini sull’omicidio di Valerio Verbano lascia un’esile apertura alla speranza: quella di riavviare un dialogo di pacificazione su un periodo oscuro della nostra storia recente, quello degli anni di piombo, sempre auspicato, mai concretamente attuato.verbano.jpg
Da quanto si è appreso, su sollecitazione del Guardasigilli e su iniziativa del Sindaco di Roma, Alemanno, la Procura avrebbe, inoltre, nuovi elementi per riprendere le indagini anche su un altro delitto politico di quegli anni, quello di Paolo Di Nella, che potrebbe portare all’apertura di un nuovo fascicolo istruttorio.
di nella.jpgDi Nella, lo ricordiamo, membro del Fronte della Gioventù, fu tra gli ultimi a cadere sotto i colpi della follia degli opposti estremismi che connotarono un decennio (dal 1968 al 1979), seminando morte e dolore, a destra come a sinistra. Fu ucciso nell’83, a sprangate, mentre affiggeva manifesti. Le storie umane e processuali di Valerio e di Paolo, non sono tuttavia le sole ad essere ancora avvolte nel mistero.

Appresa la notizia, la madre di Valerio ha detto: “Siamo tutti, di destra e di sinistra, vittime della violenza. Qui non c’è colore, la morte non ha colore”.Come biasimarla con il dolore che ancora si porterà dentro sino alla fine dei suoi giorni, nell’attesa di giustizia.
Tuttavia, i fatti processuali sono altra cosa e la differenza di colore, che in quegli anni fu più che un orientamento, sarà processualmente rilevante nello stabilire responsabilità e pene, sempre che si arrivi (e lo si voglia) ad avere un quadro probatorio più chiaro, ad oltre trent’anni dai fatti.
lotte.jpgIl mio vuole essere un semplice contributo per consentire alle nuove generazioni, poco edotti di storia, soprattutto quella recente, di capire appieno le dinamiche dei fatti che si susseguirono e delle contrapposizioni di quegli anni, ripercorrendo e ricordando fatti penalmente rilevanti attraverso gli occhi e la memoria di giovani studenti uccisi o feriti, cui non fu data scelta: o da una parte o dall’altra, senza scampo.
Nel decennio tra i settanta e gli ottanta, infatti, fu questo lo scenario ed il modo di fare politica, attraverso quella bieca quanto aberrante logica dell’occhio per occhio; chi si asteneva dalla lotta di classe, era comunque segnato. A mio avviso, ripercorrere la storia moderna del Paese è necessario, tanto più importante in questo delicato momento politico e culturale, dove l’edonismo sembra farla da padrone, relegando a mero dettaglio, tra i giovani, principi che essi, ormai, non sanno più riconoscere. Non quelli della lotta armata, ci mancherebbe, esperienza che il tempo ha dimostrato essere fallimentare ma del senso civico e della lotta per un’idea che sembra essere ormai arte ed esercizio in disuso.

staltarelli.jpgSaverio Saltarelli fu ucciso il 12 dicembre 1970 durante gli scontri in Via Larga a Milano dove stavano confluendo quattro cortei di matrice studentesca organizzati dal cosiddetto Movimento dal quale, anni dopo, si staccò il Collettivo Politico Metropolitano - CPM nel quale confluirono Renato Curcio ed Alberto Franceschini. Aveva 23 anni, fu raggiunto al petto da un lacrimogeno sparato ad altezza d’uomo.

lo russo.jpgL’11 marzo ‘77 fu la volta di Pierfrancesco Lorusso, simpatizzante di Lotta Continua, che cadde colpito a morte da un proiettile a seguito degli scontri davanti all’Istituto di Anatomia a Bologna; per tutta risposta, l’allora Ministro degli Interni, Francesco (K)Cossiga mandò i cingolati e presto gli scontri si estesero a macchia d’olio in tutta la zona universitaria. Da via Mascarella a via Zamboni, da via del Guasto a piazza Verdi fu tutto un susseguirsi di scontri accesi con il conseguente intervento delle forze dell’ordine. Funerali negati e proscioglimento del carabiniere Tramontani, sospettato dell’uccisione.
Il 12 maggio 1977 a Roma, in Piazza Navona, nel corso di una manifestazione organizzata dai Radicali, in occasione del terzo anniversario del referendum sul divorzio e caratterizzata da duri contrasti, fisici e verbali, venne uccisa la studentessa Giorgiana Masi, 19 anni. Cadde all’altezza di Ponte Garibaldi mentre cercava di scappare. Nell’occasione furono feriti Elena Ascione ed il carabiniere Francesco Ruggiero.240px-Giorgiana_Masi.jpg

walter rossi2.jpgIn ogni caso e senza tema di smentite, l’episodio più eclatante di quegli anni fu l’assassinio a Roma, il 30 settembre 1977, dello studente Walter Rossi, 20 anni, militante della sinistra extraparlamentare. Nel quartiere della Balduina un gruppo di giovani di sinistra stava distribuendo volantini per protestare contro il ferimento, avvenuto la sera prima a Piazza Igea, di una compagna, Elena Pacinelli 19 anni, colpita da tre proiettili.walter rossi.jpg

Si sospettò che il gesto fosse opera dei neofascisti.
Bastò questo, un mero sospetto non avallato da alcuna prova reale, a far si che il 3 ottobre 1977, nel corso di una manifestazione di protesta per l’uccisione di Walter Rossi, 10 o 20 individui mascherati fecero irruzione nel bar “Angelo Azzurro” di Via Po, a Torino, lanciando molotov.
crescenzio.jpgDalle fiamme che si levarono non riuscì a salvarsi Roberto Crescenzio, 22 anni, all’interno del bar per caso, in compagnia di un amico. Non aveva particolari simpatie politiche, non era apertamente schierato come molti suoi coetanei che della lotta armata avevano fatto un principio, fine ultimo delle loro giovani esistenze senza ritorno.
Non aveva simpatie politiche,non era apertamente schierato a sinistra o a destra come molti suoi coetanei, eppure…..

Fin qui le storie di alcuni giovani morti di sinistra, ma anche la destra militante, oltre a Di Nella, ha avuto i suoi martiri ed ha pagato un forte tributo di sangue all’ideologia, a cominciare dall'assassinio di Sergio Ramelli, 19 anni.ramelli.jpgLa sua colpa?? In un tema, in una semplice traccia, aveva osato dichiararsi a favore dell'ordine contro l'odio e la violenza instaurati nella sua scuola dai gruppi extraparlamentari della sinistra estrema. “Sogno una società in cui non prevalga l'odio”aveva avuto il torto di scrivere. Ed allora i compagni, che avevano “preso” il tema al professore, lo affissero nella bacheca. Da quel giorno Sergio Ramelli non ebbe più pace, esposto al pubblico ludibrio: il 13 marzo del 1975 lo avvistarono, lo inseguirono e lo braccarono fino a sprangarlo senza pietà, con pesanti chiavi inglesi. Restò a terra con perdita di sostanza celebrale. Visse ancora, con sprazzi di lucidità, per altri quarantasette giorni di agonia.

stefano e virgilio mattei.jpgCome dimenticare, poi, il rogo di Primavalle. Nella notte del 16 aprile 1973, militanti di Potere Operaio, versarono benzina sotto la porta dell’appartamento di Mario Mattei, onesto netturbino, reo di essere il Segretario della sezione del MSI di Primavalle. Rimasero uccisi, bruciati vivi, i fratelli Virgilio (22 anni) e Stefano (8 anni).

Il 28 febbraio 1975 fu freddato a Roma lo studente greco, iscritto al Fuan, Mikis Mantakas.mantakas.jpg

ciavatta1.jpgSenza dimenticare la strage di Acca Larentia, a Roma, tra le più eclatanti. Era una fredda giornata d’inverno (il 7gennaio del 1978) ,ore 18.20. Alcuni ragazzi stavano uscendo dalla sede del Movimento Sociale al civico 28, quartiere Tuscolano di Roma, quando una raffica di mitra Skorpion alzò il livello dello scontro uccidendo Francesco Ciavatta, di 18 anni e Franco Bigonzetti di 19. Alcuni mesi dopo, disperato, il padre di Ciavatta si uccise gettandosi dalla finestra della sua abitazione.
Il 10 gennaio 1978, tre giorni dopo la strage, morì Alberto Giaquinto, il più giovane di questa gioventù bruciata, 17 anni, aderente al FUAN.

falvella.jpgIl 7 luglio 1978, scoccò l’ora di Carlo Falvella, salernitano, Dirigente del Fuan, studente di Filosofia e Vice presidente degli studenti di destra di Salerno. Una domenica mattina stava portando una rosa rossa alla madre per il suo compleanno. Ad aspettarlo sotto casa, in via Velia, c’erano Marini ed altri due militanti dell'ultra sinistra: Gennaro Scariati e Francesco Mastrogiovanni. Fu pugnalato al cuore... rimase a terra con la rosa intrisa di sangue! Aveva 22 anni.

 

Nel 1979, il 16 giugno, lo studente Francesco Cecchin venne assaltato da un gruppo dell’ultrasinistra; cercò di fuggire, di mettersi in salvo ma cadde nel vuoto cecchin.jpgda un alto muraglione. Poco dopo, due killer rossi uccisero a revolverate il fattorino de “Il Secolo d'Italia” nonché segretario della Sezione Talenti dell’MSI, Angelo Mancia.
L’indomani, sui muri della sua abitazione comparve la scritta “…il resto Mancia”, fulgida testimonianza della follia.
Chiuse questa lunga teoria di croci Paolo Di Nella, appunto, figlio di un ufficiale dell'Esercito: il ragazzo venne aggredito e sprangato mentre affiggeva manifesti per una manifestazione politico-culturale del MSI.

Questa, per sommi capi, la sintesi dei fatti, di ciò che accadde quando il freddo della politica militante annebbiò la mente di tanti giovani di belle speranze, di quella meglio gioventù che invece, spinta dal sacro fuoco dell’intolleranza e della giustizia di parte, non resero onore alle proprie come alle altrui vite, seminando sangue e dolore in una ritorsione senza fine. Vorrei che le nuove generazioni, tuttavia, capissero che al di la del reato, forti seppur esecrabili erano le motivazioni, i principi per cui una vita era degna di essere vissuta e per cui si era disposti anche a morire.movimento.jpg

movimento2.jpgIl ricordo di tali accadimenti vi/ci aiuterà a capire ed a evitare gli errori di una generazione che, per quanto violenta, tanto ci ha insegnato sulla necessità del confronto, dialettico e democratico e di quanto sia importante nella vita di ognuno avere un principio guida, non masochista ma capace di costruire il futuro di questo nostro Paese, ormai in balia di nani e ballerine che, a proprio piacimento, indirizzano le nostre scelte. A scuola di questi eventi non se ne parla, non s’insegna per pudore o, peggio, per far passare sotto silenzio ciò che fu, ossia una stagione  politica disperata, al limite del futuro.

Nuccio Franco

24/02/2010

NON LASCIAMOCI INGANNARE

(vivitelese - 16 febbraio 2010)

 

Sono trascorsi appena pochi mesi dall’ultima tornata elettorale e….ci risiamo. Dopo lo tsunami politico – giudiziario che in un sol colpo ha spazzato via quasi azzerando il tessuto imprenditoriale ed i vertici di governo della nostra cittadina, ricominciano le voci di corridoio, supportate da argomentazioni a volte inconsistenti,talvolta fantasiose, spesso tendenziose. Le prime veline indicano quali candidati alla carica di Sindaco personaggi (a mio avviso) improbabili o, addirittura, la formazione di schieramenti civici, personalmente altrettanto inconsistenti politicamente parlando in quanto dettati dalla necessità di far numero e non da programmi ben definiti e di lungo respiro, autentici. capasso.jpg

Così come si susseguono i soliti abboccamenti tra i vertici delle liste che nell’ultima tornata sono uscite sconfitte dalle urne. Si pensa a consessi in grado di superare le recenti vicissitudini attraverso intese trasversali che, storicamente, hanno sortito poco o nulla con il solo risultato di mettere insieme vicende, persone e storie politiche che ben poco hanno a che vedere tra loro nell’effimera illusione che sia il numero a contare, non le idee. Da cittadino avverto ci si avvii, nuovamente, verso la più semplice delle strade percorribili ossia quella del compromesso a tutti i costi.

liverini.jpgNulla di nuovo sotto il sole, solito gioco delle parti quando ci sarebbe invece bisogno, oggi come non mai, di un profilo nuovo, di un personaggio in grado di catalizzare consensi sulla base di un preciso e dettagliato programma elettorale, capace di restituire alla gente quel minimo di fiducia persa a seguito delle ben note vicende. Meglio sarebbe se proveniente dalla società civile che tanto ha pagato nel corso degli ultimi lustri e coadiuvato da giovani di spessore, politico soprattutto. Già, i giovani..Non basta mettere in lista il giovane virgulto di turno quasi a voler rispettare una quota imposta ed accreditarsi come moderni politici per far si che questi possa offrire il proprio, consapevole contributo alla causa. In politica come in altri campi, c’è bisogno di esperienza e senza di questa ci si brucia al fuoco di personaggi navigati! Spiacente ma non ne vedo all’orizzonte e questo determinerà la mia personale decisione di astenermi dall’agone, pur da semplice cittadino e di osservare con distacco l’evolversi della situazione. Sarà la prima volta da quando godo dell’elettorato attivo a non “commettere” (perché di quello si tratta….) il mio dovere civico, talmente è la disillusione verso la politica locale e di chi l’ha rappresenta (non tutti, ovvio) e che ora si pone come il nuovo che avanza quando invece non è altro che l’eredità di un passato difficile da metabolizzare, almeno per me.

Mancano ancora due mesi, tutto può succedere ma la fiducia è ai minimi storici pur essendo legato ad un paesecarofano.jpg che suscita ancora in me tanti ricordi ed alterne emozioni e per il quale auspicherei il meglio ma non con questi presupposti di facciata, in cui ci si muove come pedine manovrate dall’alto. Vorrei sbagliarmi perché il mio errore di valutazione starebbe a significare una rinascita,una nuova vita sociale, politica ed economica per il mio paese che osservo con nostalgia da lontano e che, nonostante tutto, amo ancora. Ne sarei ben lieto. Ma se questi sono i presupposti, rassegniamoci ancora una volta alle tenebre della politica politicante. Il mio personale e più sincero augurio all’amata Telese e che le si possa restituire la dignità perduta in anni di malgoverno e quel ruolo che fisiologicamente gli si addice ossia di traino per l’economia dell’intera Valle, come in passato, come dovrà essere in futuro se solo qualcuno si facesse carico di ripristinare quell’ordine, quel senso civico, quell’azione di governo per troppo tempo assente ,nascosta dietro facili soprusi e scorciatoie. Tuttavia, ho l’ottimismo del cuore ed il pessimismo della ragione (Gramsci docet…) in quanto convinto che solo andando oltre gli interessi di parte per il bene supremo della comunità, della polis si riuscirà a superare una situazione che ha visto Telese troppe volte deturpata, violentata nelle sua essenza più intima, strumentalizzata per fini che con la politica hanno poco a che fare. Telese merita ben altro, i suoi cittadini meritano il meglio, le sue migliori intelligenze (e sono tante) devono essere coinvolte ed assumere ruoli di primo piano non marginali ed offuscate dal politico di turno.

Provaci Telese, provaci e non lasciarti ingannare e se una rinascita non si dovesse concretizzare, non ti crucciare, non è stata colpa tua, ci sarà tempo e modo in un futuro più o meno prossimo di ricominciare tu che sei sopravvissuta a guerre e terremoti, Fenice del Sannio!telese.jpg