31/01/2012

Arte Fiera a Bologna, 27-30 gennaio 2012 : ce ne parla Nicola Davide Angerame

 

Di Cinzia Aicha Rodolfi

http://giornaleilreferendum.com/2012/01/30/arte-fiera-a-b...

artefiera-folla.jpg

 

08/11/2010

Donne e media, esperienze a confronto

donne%20e.jpgComunicazione e new media sono stati i temi al centro del dibattito nel corso del convegno “Donne e Media. Giornaliste italiane e del mondo arabo a confronto”, appuntamento “in rosa” svoltosi presso il Ministero degli Affari Esteri ed organizzato da Agi e Arab Italian Women Association.

Due giorni incentrati sulla comunicazione al femminile attraverso il confronto di esperienze di donne che fanno informazione in due realtà soltanto apparentemente distanti: quella italiana e quella araba.

Tra i partecipanti: Emma Bonino, Vice Presidente del Senato; Najwa Kassab Hassan, Ministro della Cultura siriano; Pia Luisa Bianco; Isabella Rauti; Andrea Purgatori; Ritanna Armeni; Lucia Annunziata; Donatella Della Ratta; Tiziana Ferrario; Daniela Viglione, Presidente e Ad di AGI; Randa Eid, Segretario Generale dell’ AIWA; Marialina Marcucci, Presidente onoraria AIWA.

Molti i temi affrontati da altrettanti volti noti al grande pubblico.
Dal web alla televisione passando per la carta stampata ed i social network come strumenti utili a ridurre ledonne.jpg distanze, geografiche e culturali, ed abbattere le durevoli barriere che ancora ostacolano l’informazione al femminile,troppo spesso piegata da stereotipi che stentano a essere superati.

Di preconcetti e di quella che è ancora una visione misogina della figura delle donne ha parlato Hanane Harrath, giornalista di origini marocchine specializzata in politiche del mondo arabo e in sociologia delle religioni.
imagesCAWAH373.jpg“Il mio lavoro” ha spiegato “mira a mettere in dubbio le convinzioni attraverso le quali osserviamo il mondo arabo-musulmano e ad analizzare la visione riduttiva che normalmente adoperiamo quando pensiamo alle relazioni tra il cosiddetto ‘mondo occidentale’ e il ‘mondo musulmano’. Cerco di portare alla luce una storia analitica dell’Islam perché sono convinta che abbiamo solo avuto in eredità la storia ortodossa mentre siamo invece rimasti all’oscuro delle ricerche sul processo che ha trasformato l’Islam”.

Interamente dedicata ad internet, la seconda giornata del convegno è stata caratterizzata dalla riflessione sulle opportunità che corrono on line, in Italia come in Giordania, Siria, Marocco e Behrein.
A moderare l’incontro e la successiva tavola rotonda è stata Lucia Annunziata, che ha subito inquadrato uno dei nodi principali della questione: “Il rapporto donne-new media in Italia forse è molto più in affanno di quanto uno si aspetti”.

A tale proposito,Donatella Della Ratta, ricercatrice e esperta di mass media che dal 1998 vive tra Italia e Siria, ha sottolineato come il web “è un’infrastruttura comunicativa che permette il dialogo non mediato fra pari e le cui potenzialità sono ancora sottoutilizzate”.

Sul ruolo della rete si è soffermata anche Nadine Toukan, secondo la quale essa “ ha il potere di democratizzare la conversazione ma richiede lavoro e bisogna fare non pochi sforzi”.
La tesi è stata avvalorata da Amira Al Husseini, giornalista originaria del Bahrain e tra le prime donne ahusseini.jpg ricoprire la carica di caporedattrice di una rivista, che ha insistito sull’importanza fondamentale della rete nel giornalismo moderno, esprimendo perplessità verso l’assenza di questa consapevolezza in Italia. “Ne è dimostrazione il fatto” ha concluso “che questa è la prima conferenza alla quale vado negli ultimi 10 anni dove non c’è connessione internet che permette di mandare immediatamente le informazioni online attraverso twitter e i blog”.

Per le giornaliste italiane Mimosa Martini e Tiziana Ferrario, “televisivamente parlando siamo in piena regressione”. 
ferrario.jpg“Il grande pubblico” ha affermato la Martini, giornalista del TG5 “sta abbandonando l’informazione televisiva e le giovani generazioni credono di dover raggiungere i modelli proposti” mentre per la Ferrario la televisione sta diventando uno “strumento di distrazione di massa”.

I lavori del convegno sono stati chiusi dal sottosegretario agli Esteri, Stefania Craxi, che, dopo aver portato il saluto del governo italiano ed essersi congratulata con gli organizzatori, ha insistito molto sulla necessità di un maggiore e più incisivo dialogo euro-mediterraneo e sul ruolo strategico di ponte che l’Italia svolge tra l’Europa e i Paesi del Maghreb.
“Un’Italia”, ha concluso il Sottosegretario“che si sente profondamente europea ma che è naturalmente proiettata verso i popoli che vivono al di là del bacino del Mediterraneo, cui guarda come ad una opportunità di sviluppo politico, economico e culturale”

Nuccio Franco

(Fonte: www.agenziaradicale.com, 6 novembre 2010)

“United Nation Women”. L’Iran nel Consiglio di amministrazione

un women.jpgLa Repubblica Islamica dell’Iran, potrebbe avere presto un proprio rappresentante nel consiglio di amministrazione della “UN Women”, agenzia delle Nazioni Unite di promozione della parità per le donne.
Quello che sembra uno scherzo di cattivo gusto, potrebbe infatti diventare realtà l’11 novembre, data in cui saranno designati i membri della neo costituita agenzia che sarà guidata da Michelle Bachelet, ex presidente del Cile.

Immediate le reazioni diplomatiche con in testa gli Stai Uniti, indignati al pensiero che ad un Paese dove una donna accusata di adulterio e condannata a morte per lapidazione, possa essere riconosciuta tale opportunità.
Alle proteste degli Usa hanno fatto eco le rimostranze di altre organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani, tra cui Amnesty International.

Mark Kornblau, portavoce della delegazione americana al Palazzo di vetro, ha dichiarato che “la UN Women ha ildonne%20iran%202.jpg compito di sostenere la parità tra i generi e l’emancipazione delle donne in tutto il mondo. Noi e molti altri Paesi siamo preoccupati per le implicazioni negative della potenziale partecipazione iraniana, dati gli scarsi risultati in materia di diritti umani e trattamento delle donne”.
“Ci sono molti altri paesi qualificati che potrebbero apportare contributi positivi e costruttivi, come membri del consiglio”, ha concluso Kornblau.

Già lo scorso anno una risoluzione adottata dall’Assemblea Generale esprimeva “profonda preoccupazione” per un uso crescente di esecuzioni in Iran, di morte per lapidazione,  torture, fustigazioni e mutilazioni nonché per la crescente discriminazione nei confronti delle minoranze religiose, etniche e sessuali.
iran.jpgSolo nel 2010, in Iran sono state eseguite già 160 condanne a morte. Nella prigione di Tabriz, la stessa dove è reclusa da ormai quattro anni Sakineh Ashtiani, si trovano altre donne, molte minorenni, in attesa della medesima condanna.

La notizia, dunque, è di quelle che fanno indignare ma il vero paradosso risiede nel fatto che l’Iran è a pieno titolo anche uno dei trentasei membri dell’Undp, il Programma per lo Sviluppo che si occupa anche di diritti femminili e nel 2009 ne ha avuto addirittura la presidenza.
Così come c’è un delegato iraniano anche all’Unfpa, il fondo per la Popolazione,e all’Unifem, il fondo di Sviluppo per le donne. Teheran per tutto il 2011 sarà il vicepresidente dell’Opcw, l’organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, nonostante vi siano prove di un traffico di armi dall’Iran a Hezbollah.

“E’ sconcertante che l’Iran abbia avuto il coraggio di candidarsi per il consiglio delle Nazioni Unite sulle donne, e ancor più sconcertante è che i paesi asiatici non si siano opposti” ha tuonato Philippe Bolopion, della Human Rights Watch, secondo il quale “dovesse entrare nel consiglio anche l’Arabia Saudita,dove le donne non possono nemmeno guidare l’automobile, si aggiungerebbe il danno alla beffa”.

Bolopion, ha poi definito la circostanza come “un affronto alle donne di tutto il mondo che ripongono le loro speranze nelle Nazioni Unite”,esprimendo tuttavia l’auspicio che la composizione complessiva del consiglio possa impedire ai due paesi di minare il lavoro dell’agenzia.weiss.jpg
Da registrare anche le dichiarazioni di Cora Weiss, presidente dell’ International Peace Bureau, secondo la quale se l’ingresso di Iran ed Arabia nel consiglio potrà significare una presa di coscienza utile ad “influenzare positivamente l’atteggiamento nei confronti delle donne allora sarà un bene per tutti,altrimenti sarà un disastro”.

Che il paventato ingresso dell’Iran - alla ricerca di una nuova dignità internazionale – nell’organizzazione sia stata probabilmente la causa alla base della sospensione della condanna di Sakineh, appare verosimile; ciò che è certo è che non si può proseguire nel tollerare l’aggressivo atteggiamento iraniano che, quotidianamente, continua a disprezzare i più elementari diritti umani.

Nuccio Franco

(Fonte: www.agenziaradicale.com, 3 novembre 2010)

25/06/2010

Donne e internet – Analisi del fenomeno in Medio Oriente

 

donne_islamiche.jpg

In base ai dati forniti da un recente sondaggio commissionato anaZahra.com, nuovo website femminile e realizzato da YouGovSiraj su un campione di 1250 donne tra i 24 ed i 35 anni in 10 paesi del Medio Oriente, sembra proprio di poter affermare che donne e internet rappresentino ormai un binomio in crescita esponenziale.

Segno dei tempi e della continua evoluzione in atto nella società verso forme di comunicazione più agili e veloci che consentono la condivisione di interessi, hobby ed opinioni ma anche di opportunità di business e di lavoro, unitamente al superamento di barriere fisiche dovute alla distanza.

Entrando nel dettaglio dei dati forniti dal sondaggio l'85% delle intervistate usa Internet da casa, oltre che sul posto di lavoro, il 71% delle utenti femminili e' iscritto ad un social network ed il 66% si connette quotidianamente per “chattare” con gli amici.
Con specifico riferimento, invece, ai paesi passati in rassegna, è il Libano ad attestarsi al primo posto con il 68% delle intervistate che naviga su internet più di sette ore a settimana, lavoro escluso. Seguono gli Emirati Arabi (55%), Kuwait (53%), Egitto (50%), Qatar (47%), Arabia Saudita e Giordania (44%), Bahrain (42%), Siria (34%) e Oman (30%)

 

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E’ Facebook a fare la parte del leone tra le internaute della regione;il 91% delle libanesi, l'80% delle egiziane, il 78% delle emiratine, per citare i dati più significativi, hanno un account sul social network.

 

Lara Al Barazi, Responsabile ricerche di YouGovSiraj ha evidenziato come si sia trattato di “uno studio lungo e complicato nel quale, dal punto di vista strutturale, si è cercato di combinare approcci quantitativi e qualitativi per comprendere meglio la vita delle donne arabe on-line, ossia le modalità di accesso a Internet, la tipologia di siti web ed informazioni preferite nonchè il ruolo che il web svolge nella quotidianità”. I risultati, quindi, hanno dimostrato come esista un mercato dalle alte potenzialità ancora tutte da sfruttare, composto esclusivamente da donne.

 

“Indubbiamente si tratta di dati molto significativi che dimostrano come le donne arabe utilizzino internet con regolarità. Tuttavia, mancano ancora portali ad alto contenuto qualitativo che possano soddisfare le esigenze di informazione e gli interessi delle donne” afferma Zoya Sakr, Managing Director di anaZahra.com, creato dalla Abu Dhabi Media Company.

Il sito, pensato interamente al femminile e che mira ad essere un punto di riferimento per le donne arabe appassionate di moda e bellezza, a notizie sui diversi stili di vita, può contare sull’apporto di redattori, blogger, collaboratori ed il qualificato contributo di alcune delle personalità più influenti nel mondo arabo e non.

 

imagesCA21RS17.jpg“Non c'è dubbio che il mondo stia andando sempre di più verso la ottimizzazione della tecnologia digitale e ciò comporta grandi cambiamenti nelle nostre abitudini quotidiane, dalla socializzazione, al divertimento, agli affari", sostiene Ricky Ghai, Direttore esecutivo di Abu Dhabi Digital Media il quale aggiunge che “la comunicazione digitale soddisfa ed offre interessanti strumenti ad un pubblico sempre più esigente ed impegnato. Con questo progetto, vogliamo fornire alle donne in Medio Oriente una piattaforma che permetta loro di coinvolgersi reciprocamente e di restare collegate”

 

Di particolare interesse è l’opinione di Zohara Hirji , che gestisce il popolare sito grapeshisha.com negli Emirati Arabi insieme al marito Rahim “I social network, i blog ed i forum consentono di esprimere la propria opinione e di conoscere quella degli altri; di conseguenza, possono davvero garantire quella libertà di parola e di informazione che la distanza e ragioni di origine culturale e sociale hanno impedito fino ad oggi”. GRABEISHA.jpg

 

Apprezzamento per l’analisi realizzata dalla YouGovSiraj, è stato palesato anche da Iman ben Chaibah , redattore capo e fondatrice di Sailemagazine.com , la prima rivista on-line gestita da una donna negli Emirati Arabi. “Quando mi guardo indietro, mi accorgo che ci sono sempre state molte donne che hanno usato internet ma non c’era mai stata un’indagine così particolareggiata e certamente utile a verificare nel dettaglio i molteplici interessi delle donne”.

 

In conclusione, ciò che viene fuori dallo studio è l’ immagine di una società in progressivo mutamento dove le donne, in particolare, esprimono una sempre crescente necessità di informazione e partecipazione.

Ciò si manifesta attraverso la richiesta sempre maggiore di portali in grado di rispondere a bisogni e culture diverse, che possano contribuire a promuovere la comprensione, fornire notizie ed un parere su quanto sta accadendo in un mondo in costante evoluzione sia dal punto di vista del costume che del modo di intendere i rapporti interpersonali.

In tal modo, auspicano di poter rappresentare una voce innovativa in una società dove il ruolo delle donne passi mediante il compiuto riconoscimento dello stesso attraverso le proprie specificità di donne e cittadine sempre più impegnate nel processo di apertura alla democrazia ed all’Occidente.

 

Nuccio Franco


(Fonte: agenzia radicale, 22 giugno 2010)

04/05/2010

Lettera a mio padre

di Nuccio Franco

2° classificato al Premio Internazionale di Poesia e Narrativa  "Amici senza Confini" Edizione 2010

Motivazione della Giuria "Una dichiarazione di amore per l'umanità. La forma epistolare serve da pretesto per una successione di riflessioni ed immagini evocative, presumibilmente ricavate dalle autentiche esperienze dell'autore. Sulla scia del fotografo/scrittore viaggiatore Sergio Ramazzotti (una citazione del quale chiude il racconto e, a posteriori, lo giustifica) e dell'indimenticabile Ryszard Kapuscinski."

 

Caro Papà,


olivetti.jpgda piccolo ti osservavo in silenzio, la pipa tra le labbra, scrivere i tuoi articoli con la vecchia Olivetti Lettera 22, tanto cara ai giornalisti della vecchia guardia, con la quale raccontavi il mondo. A modo tuo, con il tuo stile, certo, ma sempre attento ad essere coerente con la verità, tua unica ragione e guida.
Mi fermavo ipnotizzato ad ammirare la foto di Pertini, incorniciata nel tuo studio; quest’uomo vecchio, l’immancabile pipa ed una tempra d’altri tempi. “Ha fatto la resistenza, sai”? Mi dicevi...pertini.jpg
quarto stato.jpgGuardavo il “Quarto Stato”; questa donna impavida e fiera, con il bambino in braccio troneggiava su una parete. I più deboli.
Appena potevi mi portavi con te in redazione, un mondo a parte, e lì fantasticavo tutto il tempo quasi si trattasse di un piacevole gioco e desideravo diventare da grande come te! Osservavo affascinato i giovani redattori che si affannavano alla ricerca della notizia da prima pagina tra squilli di telefono e toni sopra le righe.redazione.jpg Era tutto un rincorrersi di agenzie, di verifica delle fonti all’inseguimento di quel pezzo che, talvolta, può cambiarti la vita.
Sono cresciuto spinto da quegli ideali da te palesati sempre con discrezione, mai imposti. La verità, la solidarietà, valori imprescindibili, come l’amicizia e la lealtà. Dalla parte dei deboli, degli idealisti capaci di sacrificare la propria vita per la libertà di ognuno, ovunque libreria.jpgessa sia, a chiunque appartenga. Questo ho appreso nel mio universo di bambino, leggendo i titoli dei tuoi libri, spinto dalla curiosità e dalla ricerca del sapere. Ho imparato a convivere con questo sviluppando nel frattempo idee e convinzioni personali. Condivise.
Io, nato nello stesso giorno in cui Jan Palach a Praga compiva il suo supremo sacrificio nella speranza della libertà e dell’affermazione dei propri diritti. Ne sono sempre stato consapevole, orgoglioso. In fondo lo aveva fatto anche per me. Non credo al fato ma all’assunto che ognuno nasca sotto una stella, si. Bella o brutta che sia. Catartico seppur irrazionale, questo pensiero mi ha accompagnato, rassicurandomi, spesso incoraggiandomi. Mi ha condotto per mano lungo la tortuosa strada della vita, insegnandomi a comprenderla, ad accettarla senza rinunciare mai al desiderio di poterla cambiare, di fare in modo che culture e diversità potessero incontrarsi in una sintesi dettata dalla legittimità di un auspicio.
Ed eccomi qui, durante i miei tanti girovagare nel mondo da giornalista e volontario, a ringraziarti, quasi fossi un debitore per avermi insegnato che i limiti sono solo illusioni e che ci sarà sempre qualcosa a toglierti il fiato lasciandoti senza parole anche se la vita, sin da bambino, ti ha abituato alle sue ipocrite acrobazie.
kenya.jpgLa scuola per orfani in Kenya, i bambini di Sarajevo, l’esperienza a Nevé Shalom in Israele mi ritornano in mente come parti di me, impermeabili all’oblio, vivi nella memoria come il pensiero dell’aberrazione umana.
Ripenso a quelle esperienze ed aumenta la coscienza di essere un privilegiato, nato nella parte fortunata del mondo, dove spesso il superfluo è una ragione di vita, l’apparire un diktat. Rifiuto di accettare questa bieca logica, frutto dell’ipocrisia imperante. Regalare un sorriso agli altri con il sudore della mia fronte: un punto di partenza per dare un senso al mio essere uomo.
suk.jpgRicordo Hebron. Il suk, una volta rinomato, ormai sigillato da cemento e filo spinato, le finestre delle case difese da ampie grate attraverso le quali guardare la vita. Strade quasi sempre deserte con pochi bambini ciondolanti ad osservare i soldati. Maturano già in tenera età odio e spirito di rivalsa, occhi tristi e spenti. Senza nemmeno la possibilità di frequentare la scuola, tra loro probabilmente saranno reclutati potenziali kamikaze facendo leva sulla disperazione e l’ignoranza.
Non potrò mai dimenticare Nevé Shalom: il mio primo incarico da volontario. Si tratta di un villaggio situato in territorio israeliano, la cui peculiarità è rappresentata dal fatto che ebrei e arabi israeliani, musulmani e cattolici, hanno intrapreso un cammino comune, interculturale, nel tentativo di andare oltre conflitti e incomprensioni. Trae il suo nome da uno dei libri di Isaia “Il mio popolo abiterà in un’oasi di pace….” Situato suneve.jpg una collina, circondato da ulivi secolari, infonde un senso di riconciliazione mentre ci si perde ad ammirare in lontananza l’orizzonte incantati dalla valle di Ayalon. Un’isola felice, insomma, in una terra stuprata da violenze e rancori millenari. Il dialogo, la reciproca solidarietà ed il rispetto dei diritti altrui trovavano la ragion d’essere nello sforzo di superare ancestrali contrapposizioni etniche e religiose, a dimostrazione che un mondo più equo e giusto è possibile. Superare le vicendevoli ferite e diffidenze in virtù di un progetto comune, condiviso, frutto della mutua accettazione e cooperazione è la base di questo sogno realizzabile. Due popoli, una sola volontà: la Pace.
Un giorno, un’immagine più esaustiva di tante parole. Osservavo i bambini che con i loro zainetti si avviavano verso la scuola: due di essi, ognuno con il copricapo tipico, la kefiah e la kippah, si tenevano per mano come ennesima dimostrazione della volontà di annullare le differenze, di essere amici, a prescindere. Sarebbe stato uno scatto degno del più prestigioso premio fotografico.bimbi.jpg
Altri due, invece, indossavano la maglia di Zidane e quella di Rosenthal; magie del calcio in un misto di identità e condivisione spassionate che solo la purezza dei bambini può trasmettere appieno. Nei loro occhi leggevo desiderio di spensieratezza, di condivisione, di amicizia al di là delle differenze culturali e religiose.
benares.jpgAdesso sono in India. Benares è un mondo a sé. Punto d’arrivo di ogni indù, legata al culto del Gange, il fiume sacro alla divinità Shiva, immergendosi nel quale ci si libera delle impurità spirituali. Città santa, meta di quotidiano, ininterrotto pellegrinaggio di fedeli, paragonabile a Gerusalemme, alla Mecca. Tra risciò e vacche sacre, in un vortice frenetico di umanità e rumori si avverte una spiritualità contagiosa, senza uguali a livello emotivo. La percepisco per le strade, nei volti, nei segni della lebbra girando per i vicoli fetidi dove uomini e donne dormono a terra, tra rigoli di liquami nauseabondi.
Giocare con i bambini sui ghat in riva al Gange, mi fa sentire migliore! I loro occhi esprimono gratitudine, senzabambino indiano.jpg niente da offrire tranne un’immensa umanità frutto del dolore, unico sentimento capace di restituire la speranza a dispetto di un destino malvagio. Nulla è più gratificante quanto vederli sguazzare nelle acque maleodoranti del Sacro Fiume, la grande Mamma, fonte di vita, e correrti incontro con quegli occhi nero pece avvolti in sdruciti indumenti. Ti saltano al collo in cerca di un abbraccio desiderosi solo di un po’di conforto, sussurrandoti sari indiano.jpgall’orecchio namastè, mi inchino a te, sotto l’occhio vigile delle madri avvolte in splendidi sari multicolori. Sono io a dovermi inchinare a loro, così ingenui ma già provati, per lo splendido dono di lusingarmi con la loro fiducia incondizionata!
La sera, prima di addormentarmi, sento la mia anima leggera come una piuma che volteggia nel cielo della vita, libera da ogni paura e felice nell’attesa di un nuovo giorno.L’alba sul Gange è un’esperienza unica, in un vortice di colori, canti e profumo d’incenso; abluzioni e faccende quotidiane come fare il bucato in un gange.jpgmisto di sacro e profano. Santoni, mendicanti e donne con uno sciame di bambini attaccati ai vestiti si confondono sulle scale dei ghat, insensibili alle acri esalazioni provenienti dalle pire funerarie poco distanti che non smettono mai di ardere. Gli uomini in abiti succinti si immergono nell’acqua per eseguire l’antico saluto del sole portando con loro fiori e ghirlande quali offerte alla divinità, nell’attesa della morte come fine della continua reincarnazione. L’ascesa dell’anima al cielo, purificata dal fuoco, per accedere allo stadio supremo, il Nirvana. Una realtà unica, difficile da capire dove a volte si percepisce nitidamente un senso di distacco e rinuncia per le cose terrene ed un’ascesi a volte al limite quale potere del corpo sulla mente.
Un volontario un giorno mi ha detto che lasciare Benares sarà facile, lei però non mi abbandonerà mai. Infatti, l’immagine di un fagotto alla deriva sul fiume sarà difficile da dimenticare. Non era una bambola ma un bimbo appena nato. Ad essi, come alle donne incinte non è concesso il “privilegio” della cremazione. Arduo da accettare ma ancor di più da comprendere.
L’emarginazione contrasta poi con la condizione della middle class, con l’immagine di quei bambini compiti nei loro grembiulini stirati di fresco, ben pettinati, educatamente seduti sullo scuolabus, cartelle in spalla pronti per la scuola. Due mondi, altrettante storie e paradossi.
Tornerò presto a casa, non dimenticando mai i posti che ho visitato, i volti dei bambini, i loro occhi, specchio di un’anima pura e desiderosa di pace e serenità,  estranea alla scelleratezza del mondo adulto..

Tempo fa lessi una frase che mi colpì molto…. Il mondo non è fatto di montagne e fiumi e grattacieli e piramidi e deserti, ma di storie e della gente che le racconta, e della luce che passa nei loro occhi mentre le raccontano, e delle espressioni dei loro volti, e se accettiamo che il mondo è fatto di questo, allora esso sarà sempre in grado di stupirci e sarà sempre inesplorato. Quanto è vera!

Ti abbraccio forte
Nuccio

16/03/2010

Aldo Moro e la sua scorta - In ricordo di tutte le vittime del terrorismo

 

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ll 16 marzo del 1978 in via Fani, a Roma, le Brigate Rosse sequestrarono l'allora presidente della Democrazia Cristiana uccidendo i cinque agenti della sua scorta. Quel giorno, sparando con armi automatiche, i terroristi uccisero i due carabinieri a bordo dell'auto di Moro (Domenico Ricci e Oreste Leonardi) e i tre poliziotti sull'auto di scorta (Raffaele Jozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi) e sequestrarono il presidente della Democrazia Cristiana.

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Parto dall'assunto che la memoria rappresenti qualcosa di imprescindibile che ci consente, giorno dopo giorno, di essere migliori ma anche di indignarci in una prospettiva volta alla comprensione di ciò che è stato e non dovrà più essere. Il ricordo è tutto, fine e fondamento delle nostre vite.

Quel giorno attraversavo mano nella mano con mia nonna il vialetto che da casa mia portava alla sua. Nella mente di un bambino rimasero impresse delle immagini, dei suoni, degli sguardi. napolitano.jpgIo, ragazzino di provincia, capii a modo mio ciò che era successo...Marzo, 1978, avevo nove anni. I giorni successivi percepii preoccupazione nello sguardo altrui, alterne emozioni attraverso le quali un bambino interpreta il presente ed allora, quell'uomo dai candidi capelli, divenne per me Qualcuno.

Due anni dopo, chiesi a mia zia di portarmi in Via Fani. Non dimenticherò mai il suo sguardo. Solo una lapide a futura memoria dei caduti sotto l'umana follia, di chi si illudeva che un simile gesto potesse cambiare le sorti del nostro Paese. via fani.jpg

Mi sembra opportuno ricordarlo soprattutto a pochi giorni dall'ottavo anniversario della morte di Marco Biagi.

La Ragion di Stato ed i suoi martiri.


Nuccio

 


05/03/2010

John Frusciante ed il mio karma: dovevo fare il chitarrista.

Di Nuccio Franco

(il denaro.it)

(Quarto Potere - tutto su cultura e spettacolo, 5 marzo 2010)

(Ellenews - 5 marzo 2010) (Sannioweek - 8 marzo 2010)

(Nautilus - words in motion - 5 marzo 2010)


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5 marzo 1970. A Queens, quartiere di New York, nasce John Frusciante, chitarrista, in fuga dal mondo e da se stesso.
A lui va l’augurio più sincero insieme all’auspicio che continui a dilettarci con il suo sound che prende vita da dentro come per incanto, moderna poesia come se a suonare fossero l’uomo e la chitarra, un unicum indistinguibile che scorre nelle vene con il suo carico di emozioni. Verve alternativa, personalità tormentata ma un grande talento. I suoi polpastrelli toccano le corde della chitarra vintage dolcemente, come una magia che si ripete, sferzandola quando serve.
La chitarra come karma, alchimia e redenzione da un mondo che non gli appartiene, quello della vita, paradossalmente. Allergico al jet set ed al music business; Frusciante è un’artista e prima del denaro e della celebrità esige il meglio da se.

Insieme a Kurt Cobain è diventato un’icona entrando prepotentemente con la forza della sua musica nell’immaginario collettivo nel gotha dei chitarristi. The only one. Inutile paragonarlo a mostri sacri quali Jimi Hendrix, John Mayer e Derek Trucks. John è John, con tutto ciò che ne consegue, una stella comunque luminosa nel buio dell’umano recondito quando ci diletta con il suo funk.
Le sue melodie, gli assoli di chitarra lo rendono assoluto protagonista della scena, moderno istrione, lasciano senza fiato in un susseguirsi di flash, forti, psichedelici che sembrano riportare in un mondo irreale.JOHN3.jpg

Devoto seguace dell’arte sonora, John ha fatto di essa una ragione di vita, quella stessa per lungo tempo tormentata che lo ha portato, quasi fosse un’alchimia, a mescolare droga e depressione, spingendosi in avventure al limite, moderno Syd Barret. Frequenti nei suoi testi elogi alla morte fino ad affermare che il desiderio di essa è ciò che lo tiene in vita. Apparentemente paradossale, non per John le cui azioni, artistiche e personali hanno sempre, in fondo, un senso di razionale follia che coglie nel segno e ti spiazza.

RED HOT.jpgIl suo nome è tuttavia legato alla celeberrima band dei Red Hot Chili Peppers, di cui era fan (vide il loro primo concerto nel 1985) e la cui evoluzione va di pari passo con quella di John, fino alla completa trasformazione.
La collaborazione con il gruppo californiano inizia nel 1989, ad appena 19 anni e prosegue fino al 1992,quando abbandona il gruppo per motivi di droga che già precedentemente aveva sconvolto la band,a cominciare dalla morte di Hillel Slovak, cui era molto legato. I contrasti con il leader, Anthony Kiedis, fanno il resto.RED HOT2.jpg

In realtà, John era già stanco della ribalta, di tutte le sue pressioni e della immensa ipocrisia e futilità che da essa scaturiva. Accomiatandosi disse “dite a tutti che sono impazzito…”.
Si chiude in se stesso condizionato anche dalla sua misantropia e dalla depressione, causata dalla morte del suo grande amico, l’attore River Phoenix che gli impediscono di sorridere alla vita. Trascorre le sue giornate nella più completa solitudine, a scrivere pezzi circondato dai suoi eroi, in primis Leonardo da Vinci e David Bowie continuando, tuttavia, a fare un uso sempre maggiore di droghe, l’unica via che riesce a concepire per isolarsi dal resto del mondo. Le sue braccia sono la cartina di tornasole di ciò che sta vivendo e provando in quegli attimi che sembrano non avere mai fine. Sono otto le overdose che lo colpiscono in questo che, senza tema di smentite, può essere considerato il periodo più critico della sua giovane esistenza. Riesce sempre a rialzarsi. A testa alta.JOHN2.jpg

Finalmente, nel gennaio del 1998, si convince a seguire un programma di disintossicazione. Due mesi dopo fu invitato a tornare nella band. Accetta prontamente e, una settimana dopo, si riunisce ai Red Hot in un garage. Analogamente a quando vi era entrato, quasi per caso, notato durante una jam session da Michael "Flea" Balzary, bassista del gruppo che rimase esterrefatto dalle sue capacità .
Questo è John Frusciante,eroe noir del nostro tempo, non c’è che dire. La sua forte personalità, il carisma che emana, inducono lo scrittore bolognese, Enrico Brizzi ad intitolare il suo libro Jack (in realtà John) Frusciante è uscito dal gruppo, al fine di sottolineare un concetto chiave : uscire dagli schemi sociali,dalla consuetudine e fare un salto oltre il cerchio metaforico della quotidianità. Rientrò in gruppo nel 1998, offrendo il suo immenso contributo all’album Californication (1999), tra i più raffinati della band di Los Angeles, By the Way (2002) e Stadium Arcadium (2006).
JOHN5.jpgNel 2009 la definitiva quanto irreversibile uscita per dedicarsi a lavori da solista, perseguire la sua strada, “per fare ciò che doveva.”

Artista ed uomo poliedrico, insomma, dai mille difetti, come tutti del resto, ha comunque lasciato e continuerà a lasciare una traccia assolutamente personale nel panorama musicale, unica come poche, come la sua personalità ed i contrasti con il suo io più intimo da cui ha tratto la forza di reagire e di regalarci ancora fantastiche emozioni in note.

JOHN1.jpgLa vita non è stata certamente clemente con lui, non la sentiva sua, non voleva viverla e ad essa si è ribellato masochisticamente. Ha pagato il prezzo del successo forse, pur avendolo sempre aberrato. I segni della tossicodipendenza ancora evidenti sulla pelle, a futura memoria di ciò che è stato e da cui è riuscito a venir fuori restituendosi all’esistenza e riconsegnando a tutti i suoi fan la sua parte migliore, la musica. Essa, infatti, ha rappresentato per John un’ancora,un punto fermo da cui ripartire, unitamente alla forza di volontà. Fulgida dimostrazione che ogni nemico, anche il più subdolo e mendace come l’eroina, può essere combattuto e tornare alla vita più forti di prima. Senza mai abiurare ciò che si è stati, specchio e bagaglio della propria vita da non dimenticare mai per chiunque e niente al mondo.
AUGURI JOHN.

“Se la gente cerca di buttarvi giù, non adattatevi alle loro stronzate. Reagite, con coraggio. Che vi minaccino di morte, prima di pensare ad arrendervi. Siate come volete essere. Mandateli affanculo. Quando riuscirete a sviluppare il vostro io interiore, allora sosterrete sempre quelli che hanno il coraggio di mostrarsi al mondo come sono, perché sarete nella stessa squadra.” images.jpg
John Frusciante

 


 


03/03/2010

Internauti, legibus soluti? Direi di no…

di Eliana Bonelli

La diffusione della rete Internet, frequentata ormai quotidianamente da milioni gli utenti, e lo sviluppo delle tecnologie informatiche hanno creato nuovi e sempre più innovativi orizzonti.
fb.jpgA mio avviso le due più grandi rivoluzioni sono state la nascita dei social network e l’invenzione dei blog; se prima la costruzione di un sito web personale richiedeva la padronanza di elementi di HTML e programmazione, oggi con i blog chiunque è in grado di pubblicare i propri contenuti, dotandoli anche di una grafica accattivante, senza possedere alcuna particolare preparazione tecnica.
Spesso però l’approccio alla Rete è superficiale e supportato dalla falsa convinzione che il mondo di internet sia “legibus solutus”, senza vincoli né regole.Lex.jpg
Non passa giorno che non veniamo informati su un nuovo utilizzo distorto della Rete, anche se gli aspetti positivi di Internet sono di gran lunga più numerosi di quelli negativi. Ma così come recita il detto “fa più rumore un albero che cade di mille che crescono”, “i mostri” creati dal web assurgono agli onori della cronaca mentre gli aspetti positivi  finiscono per passare sotto tono.
Le notizie apprese negli ultimi giorni dai giornali e dai media on line ci hanno sconvolto, indignato e dovrebbero farci riflettere: l'oscuramento del gruppo di Facebook “Giochiamo al tiro al bersaglio con i bambini Down” e la condanna dei tre dirigenti di Google per violazione della privacy in seguito alla pubblicazione del video choc che mostrava il pestaggio fisico e verbale di un ragazzo con sindrome di down.
Io personalmente ho riflettuto e ho riletto con attenzione due interessanti interventi  di un Avvocato esperto  in materia (2 dicembre 2008 - LEX, internet giocattolo pericoloso, 19 giugno 2009 - LEX, internet e la legge) che conosciamo e stimiamo. Li definirei illuminanti per capire la Netetiquette, il Galateo in rete, e per evitare d'incorrere in violazioni della privacy o in denuncie per inguria/diffamazione.netetiquette.jpg

No, noi internauti non siamo legibus soluti. E adesso i creatori ed iscritti del gruppo di Facebook contro i bimbi down lo sanno perché una volta individuati  dalla polizia postale saranno tutti incriminati per istigazione a delinquere.
Citando Beppe Severgnini, fosse anche un atroce scherzo della Rete, resta la nostra condanna. Senza appello. Ed aggiungerei...la consapevolezza che è inutile nascondersi dietro un PC per commettere azioni vergognose perchè la legge è uguale per tutti, anche e soprattutto nel World Wide Web.

02/03/2010

La libertà corre sul filo del web

INTERNET.jpgLa libertà corre sul filo del web. Ha il sapore di una favola moderna l’esperienza che stanno vivendo, in questa prima decade del nuovo millennio, le donne dell’Arabia Saudita. Che la conquista dei loro diritti sia ancora lontana dall’essere anche solo lontanamente paragonata alle condizioni di vita del mondo occidentale è cosa risaputa, ma a far intravedere nuove crepe nel muro di rigide regole e costrizioni che le circonda è ancora una volta Internet, croce e delizia degli studiosi della comunicazione e della fenomenologia dei processi sociali.

Sono sempre di più le donne arabe che, nel chiuso delle loro case, lasciano cadere ogni inibizione culturale e DONNA.jpg riversano nei blog tutta la loro frustrazione per uno stile di vita percepito come una vera e propria schiavitù: non possono guidare la macchina, gli accessi ad alcune professioni sono loro preclusi, l’istruzione è garantita, ma con una rigida separazione tra uomini e donne. Anche prendere il caffè con una persona del sesso opposto può comportare gravi sanzioni.

Difficile ostentare, nella vita pubblica, una parvenza di libertà. La stessa libertà che, al riparo di un nickname o con il conforto di una comunità virtuale, trova il coraggio di esprimersi e si snoda lungo le infinite strade della telematica. Eman ha un blog in inglese dove si racconta senza filtri e ben presto è divenuta una piccola star del web, con più di 500 contatti giornalieri.
E la sua storia è comune a quella vissuta da tante altre donne nel paese più conservatore del mondo. Forse è proprio per questo che, in Arabia Saudita, gli effetti prodotti dalle nuove tecnologie si preannunciano dirompenti. L’informazione corre su un duplice binario: quello ufficiale, rigidamente controllato, e quello satellitare o via web, molto più libero e scevro da ogni condizionamento. Sono proprio i giovani il target di questa piccola, grande, rivoluzione.
La loro dimestichezza con i nuovi media li rende osservatori privilegiati dei fenomeni. DONNA+INTERNET.jpg

“Questa generazione è la più aperta che ci sia mai stata - spiega Turki Al Hamad, uno dei più noti intellettuali sauditi - Si informa tramite le tv satellitari e su Internet. E in rete diffonde informazioni. Questi ragazzi non accettano di vivere in un mondo chiuso: sono uno dei motori alla base dei cambiamenti che il paese sta vivendo". Uno scenario del genere sembrava quasi impossibile appena dieci anni fa e rimanda alla mente un altro caso esemplare di contro informazione: il blog della ormai celeberrima Yoani Sanchez, la dissidente cubana che ha fatto conoscere al mondo intero i retroscena della dittatura castrista. Minacce personali e vere e proprie aggressioni fisiche, in quel caso, nulla hanno potuto contro la volontà di raccontare e raccontarsi. A fare da scudo una fama di dimensioni planetarie che l’ha assurta a simbolo dei difensori della libertà.

2PNQCAGD20X8CA5DFZAHCAN24U1OCA26CGT7CA9A0UVOCAHRQ41CCAAIW6NPCA8W7754CAV6T9R1CABMC251CA14QU3ZCAROVGC0CA7YZ2Z3CA520G1JCAILIOV1CA439TK0CA1GX4M2CA1V86LO.jpgIn Arabia Saudita il fenomeno è di acquisizione più recente e risulta difficile, almeno per il momento, sbilanciarsi su possibili sviluppi futuri. Di fatto Internet costituisce un mezzo dalle mille risorse e potrebbe rappresentare la chiave di volta per favorire un processo di democratizzazione dell’intero Paese, a patto che la società civile si faccia portatrice di istanze di rinnovamento al di là della comunità virtuale, trasmigrandole nelle sedi, reali, della politica e delle istituzioni.

di Valeria Nevadini