08/11/2010
Il ritorno dei Pink Floyd. Suggestione o realtà??
La notizia che rimbalza dal Regno Unito è di quelle che fa tremare i polsi non solo ai fan della leggendaria band britannica ma a tutti gli appassionati di musica. I Pink Floyd potrebbero tornare a suonare insieme per scopi benefici.
Negli ultimi anni, certo, si sono rincorse con costante periodicità voci in questo senso, ogni volta puntualmente smentite a turno da Roger Waters e David Gilmour, che spesso non hanno perso l’occasione per polemizzare vicendevolmente, addossandosi colpe e responsabilità.
Questa volta, tuttavia,la possibilità che Roger Waters,David Gilmour e Nick Mason (con l’eccezione del compianto Richard Wright, scomparso nel 2008) possano riunirsi per un nuovo tour non è solo suggestiva ma sembra essere davvero concreta.
A confermarlo, è stato lo stesso Nick Mason, batterista, che in un’intervista alla BBC a margine della
manifestazione “In The City 2010”, evento al quale ha preso parte venerdì 15 ottobre a Manchester, ha alimentato le voci su una possibile reunion.
L’ultima apparizione dal vivo del gruppo risale ormai al 2005, in occasione del Live 8 svoltosi ad Hyde Park, a Londra.
“Penso sarebbe la via migliore da percorrere verso il ritiro, facendo degli show assolutamente per beneficenza, piuttosto che concerti dove si guadagna del denaro.” ha detto Nick.
“Questo è quello che mi piacerebbe. Il gruppo potrebbe fare qualcosa per le giuste ragioni godendo nel farlo. Penso che sarebbe un modo molto bello per una band di muoversi dolcemente verso la pensione, facendo spettacolo solo per beneficenza”ha continuato.
Mason, noto per il ruolo di “collegamento” storicamente svolto all’interno della band, ha aggiunto che “sarebbe una buona cosa istituire una sorta di fondazione e prevedere un certo numero di concerti nella speranza si possa ripetere l’esperienza del Live 8” assicurando che tutti e tre attualmente stanno “ragionando a quattr’occhi” sulla questione confermando, di fatto, che anche Gilmour e Waters non sarebbero contrari all’idea.
Che i rapporti tra questi ultimi si siano ammorbiditi dopo anni di bagarre, pare essere ormai una realtà.
Ad avvalorare l’ipotesi c’è la circostanza che i due, animati in passato da continui dissapori e sempre in competizione per la leadership, nel luglio di quest’anno sono apparsi insieme sullo stesso palco, a Kidlington, nell’Oxfordshire, partecipando a un concerto benefico in aiuto della Hoping Foundation, organizzazione a sostegno dell’infanzia a Gaza.
Al termine dell’evento nel corso del quale hanno suonato “To know him is to love him”, di Phil Spector, e tre canzoni storiche dei Pink Floyd ossia “Wish you were here”, “Comfortably numb” ed “Another brick in the wall”, Waters ha affermato (anche sulla sua pagina di Facebook) che l’accordo tra lui ed il grande chitarrista prevede altre collaborazioni.
Lo stesso Mason si è aggregato alla band di Waters nella seconda parte dei concerti del tour estivo negli show di Magny-Cours in Francia e Reykjavík.
Si riaccende, dunque, la speranza di rivedere ancora una volta unita la band che ha fatto la storia della musica a partire dalla seconda metà degli anni ’60 e che è riuscita a segnare le tendenze musicali di un’epoca.
Ciò soprattutto dopo che Gilmour, nel 2007 ed a proposito del rifiuto di una offerta di 125 milioni di sterline per riformare la band, aveva dichiarato al Daily Express di poter reggere un concerto, non un intero tour,gelando le residue illusioni dei fan.
Nella stessa intervista, aveva poi aggiunto che “a chiunque sembrerà assurdo che io rifiuti certe offerte, e
quando ero povero non le avrei rifiutate neanche io così facilmente. Ma la vita mi ha trattato bene. Dicono che ogni uomo abbia un prezzo, e forse è vero, ma qualunque cifra sia stata offerta, non è il mio prezzo”.
Nell’attesa, l’unica certezza per gli appassionati è quella relativa all’ultima esibizione del “The Wall Live”, che vedrà protagonisti Waters ed il suo gruppo al Forum di Assago l’1, il 2 ed il 4 aprile 2011.
Nuccio Franco
10:49
Scritto da: brujita1969
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05/03/2010
John Frusciante ed il mio karma: dovevo fare il chitarrista.
Di Nuccio Franco
(Quarto Potere - tutto su cultura e spettacolo, 5 marzo 2010)
(Ellenews - 5 marzo 2010) (Sannioweek - 8 marzo 2010)
(Nautilus - words in motion - 5 marzo 2010)
5 marzo 1970. A Queens, quartiere di New York, nasce John Frusciante, chitarrista, in fuga dal mondo e da se stesso.
A lui va l’augurio più sincero insieme all’auspicio che continui a dilettarci con il suo sound che prende vita da dentro come per incanto, moderna poesia come se a suonare fossero l’uomo e la chitarra, un unicum indistinguibile che scorre nelle vene con il suo carico di emozioni. Verve alternativa, personalità tormentata ma un grande talento. I suoi polpastrelli toccano le corde della chitarra vintage dolcemente, come una magia che si ripete, sferzandola quando serve.
La chitarra come karma, alchimia e redenzione da un mondo che non gli appartiene, quello della vita, paradossalmente. Allergico al jet set ed al music business; Frusciante è un’artista e prima del denaro e della celebrità esige il meglio da se.
Insieme a Kurt Cobain è diventato un’icona entrando prepotentemente con la forza della sua musica nell’immaginario collettivo nel gotha dei chitarristi. The only one. Inutile paragonarlo a mostri sacri quali Jimi Hendrix, John Mayer e Derek Trucks. John è John, con tutto ciò che ne consegue, una stella comunque luminosa nel buio dell’umano recondito quando ci diletta con il suo funk.
Le sue melodie, gli assoli di chitarra lo rendono assoluto protagonista della scena, moderno istrione, lasciano senza fiato in un susseguirsi di flash, forti, psichedelici che sembrano riportare in un mondo irreale.
Devoto seguace dell’arte sonora, John ha fatto di essa una ragione di vita, quella stessa per lungo tempo tormentata che lo ha portato, quasi fosse un’alchimia, a mescolare droga e depressione, spingendosi in avventure al limite, moderno Syd Barret. Frequenti nei suoi testi elogi alla morte fino ad affermare che il desiderio di essa è ciò che lo tiene in vita. Apparentemente paradossale, non per John le cui azioni, artistiche e personali hanno sempre, in fondo, un senso di razionale follia che coglie nel segno e ti spiazza.
Il suo nome è tuttavia legato alla celeberrima band dei Red Hot Chili Peppers, di cui era fan (vide il loro primo concerto nel 1985) e la cui evoluzione va di pari passo con quella di John, fino alla completa trasformazione.
La collaborazione con il gruppo californiano inizia nel 1989, ad appena 19 anni e prosegue fino al 1992,quando abbandona il gruppo per motivi di droga che già precedentemente aveva sconvolto la band,a cominciare dalla morte di Hillel Slovak, cui era molto legato. I contrasti con il leader, Anthony Kiedis, fanno il resto.
In realtà, John era già stanco della ribalta, di tutte le sue pressioni e della immensa ipocrisia e futilità che da essa scaturiva. Accomiatandosi disse “dite a tutti che sono impazzito…”.
Si chiude in se stesso condizionato anche dalla sua misantropia e dalla depressione, causata dalla morte del suo grande amico, l’attore River Phoenix che gli impediscono di sorridere alla vita. Trascorre le sue giornate nella più completa solitudine, a scrivere pezzi circondato dai suoi eroi, in primis Leonardo da Vinci e David Bowie continuando, tuttavia, a fare un uso sempre maggiore di droghe, l’unica via che riesce a concepire per isolarsi dal resto del mondo. Le sue braccia sono la cartina di tornasole di ciò che sta vivendo e provando in quegli attimi che sembrano non avere mai fine. Sono otto le overdose che lo colpiscono in questo che, senza tema di smentite, può essere considerato il periodo più critico della sua giovane esistenza. Riesce sempre a rialzarsi. A testa alta.
Finalmente, nel gennaio del 1998, si convince a seguire un programma di disintossicazione. Due mesi dopo fu invitato a tornare nella band. Accetta prontamente e, una settimana dopo, si riunisce ai Red Hot in un garage. Analogamente a quando vi era entrato, quasi per caso, notato durante una jam session da Michael "Flea" Balzary, bassista del gruppo che rimase esterrefatto dalle sue capacità .
Questo è John Frusciante,eroe noir del nostro tempo, non c’è che dire. La sua forte personalità, il carisma che emana, inducono lo scrittore bolognese, Enrico Brizzi ad intitolare il suo libro Jack (in realtà John) Frusciante è uscito dal gruppo, al fine di sottolineare un concetto chiave : uscire dagli schemi sociali,dalla consuetudine e fare un salto oltre il cerchio metaforico della quotidianità. Rientrò in gruppo nel 1998, offrendo il suo immenso contributo all’album Californication (1999), tra i più raffinati della band di Los Angeles, By the Way (2002) e Stadium Arcadium (2006).
Nel 2009 la definitiva quanto irreversibile uscita per dedicarsi a lavori da solista, perseguire la sua strada, “per fare ciò che doveva.”
Artista ed uomo poliedrico, insomma, dai mille difetti, come tutti del resto, ha comunque lasciato e continuerà a lasciare una traccia assolutamente personale nel panorama musicale, unica come poche, come la sua personalità ed i contrasti con il suo io più intimo da cui ha tratto la forza di reagire e di regalarci ancora fantastiche emozioni in note.
La vita non è stata certamente clemente con lui, non la sentiva sua, non voleva viverla e ad essa si è ribellato masochisticamente. Ha pagato il prezzo del successo forse, pur avendolo sempre aberrato. I segni della tossicodipendenza ancora evidenti sulla pelle, a futura memoria di ciò che è stato e da cui è riuscito a venir fuori restituendosi all’esistenza e riconsegnando a tutti i suoi fan la sua parte migliore, la musica. Essa, infatti, ha rappresentato per John un’ancora,un punto fermo da cui ripartire, unitamente alla forza di volontà. Fulgida dimostrazione che ogni nemico, anche il più subdolo e mendace come l’eroina, può essere combattuto e tornare alla vita più forti di prima. Senza mai abiurare ciò che si è stati, specchio e bagaglio della propria vita da non dimenticare mai per chiunque e niente al mondo.
AUGURI JOHN.
“Se la gente cerca di buttarvi giù, non adattatevi alle loro stronzate. Reagite, con coraggio. Che vi minaccino di morte, prima di pensare ad arrendervi. Siate come volete essere. Mandateli affanculo. Quando riuscirete a sviluppare il vostro io interiore, allora sosterrete sempre quelli che hanno il coraggio di mostrarsi al mondo come sono, perché sarete nella stessa squadra.” 
John Frusciante
07:30
Scritto da: brujita1969
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