11/06/2011

“Sole Luna Festival” – La settima arte al servizio del dialogo

Anche quest’anno la città di Palermo, luogo ideale di incontro tra culture diverse al centro del Mediterraneo, ospiterà la VI^ edizione del “Sole Luna Festival” che si svolgerà dal 6 al 10 luglio.

sole.jpgSi rinnova dunque l’appuntamento sempre più atteso dal pubblico e dagli addetti ai lavori con la kermesse che nel corso degli anni ha saputo regalare emozioni attraverso le immagini registrando un crescente successo di critica.

In una fase storica in cui si accentua lo scontro interculturale e dopo i recenti fatti che hanno interessato Nord Africa e Medio Oriente, la settima arte si pone nuovamente al servizio della promozione e diffusione del dialogo e dell’interazione tra popoli, attraverso documentari che raccontano vite di uomini e popoli, storie di costumi e tradizioni, difficoltà e conflitti.

Solidarietà, migrazione, emarginazione ma soprattutto la diversità come ricchezza,sono alcune delle parole chiave attorno alle quali ruoterà la rassegna e ne rappresenteranno la vera essenza.
Organizzato dalla Associazione onlus “Sole Luna, un ponte tra le culture”, nata con il preciso intento di avviare processi di amicizia e interscambio tra popoli, il Festival presenta quest’anno diverse novità rispetto alle passate edizioni.
corto.jpgInnanzitutto sarà caratterizzato da due sezioni principali intitolate “Per mare” e “Per terra”.
La prima avrà per protagonista il Mediterraneo, metafora di tutti i mari che, in quanto tali, possono unire ma allo stesso tempo dividere. La creazione di un ponte ideale fra le culture caratterizzerà anche l’altra sezione del concorso, “Per terra” che darà vita ad un cammino tra immagini che raccontano di popoli vicini e lontani, della loro terra, degli stili di vita e delle tradizioni.
“Short doc”, che includerà cortometraggi della durata massima di 30 minuti e “Feature doc” per i documentari che superano invece i 30 minuti sono le due sottosezioni che rappresentano un’ulteriore novità dell’edizione 2011.
Saranno assegnati riconoscimenti per entrambe le sezioni ed un premio per la miglior regia anche se il più ambito e significativo resta comunque il premio “Un Ponte tra le culture”,che andrà al documentario che più di tutti avrà riflettuto la vera essenza e le finalità della manifestazione e dell’Associazione “Sole Luna”.
Infine,un riconoscimento speciale andrà alla produzione che meglio avrà saputo esprimere ed approfondire uno dei temi emersi tra i documentari selezionati nelle due sezioni della rassegna, come ad esempio “La donna”, “I bambini”, “La libertà di espressione”.
Ulteriori attività ed iniziative culturali - ancora in via di definizione - completeranno ilcinema.jpg programma della manifestazione che, ancora una volta, si pone come evento di primo piano in una visone ancora più aperta e illuminata da nuove esperienze, nuove conoscenze e approfondimenti, come afferma il Presidente dell’Associazione,Lucia Gotti Venturato.

19/03/2010

Marco Biagi, eroe borghese – Cronaca di ipocrisia e noncuranza

(sanniowwek.it - 22 marzo 2010)

 

BIAGI1.jpg

Il 19 marzo 2002, la follia neo brigatista colpiva il Prof. Marco Biagi, tra i massimi esperti italiani di Diritto del Lavoro, vittima sacrificale della noncuranza e della superficialità collettiva, non solo politica.

Assisteremo alla consueta recita di circostanza, pregna di retorica ed ipocrisia, nelle parole, nei gesti. Si renderà omaggio alla memoria dell’ennesimo, indifeso caduto sotto il fuoco omicida delleBIAGI2.jpg nuove Brigate Rosse, la cui mano è stata armata dalla nostra indifferenza.

 

Marco Biagi era una personalità stimata; personaggio della vita sociale, economica e politica nazionale, padre di famiglia oltremodo esposto in un periodo di rigurgito della conflittualità sindacale. Eroe del nostro tempo. Solo!

 

Professionista, con alti incarichi di consulenza, si era occupato di provvedimenti importanti, destinati a suscitare alterne opinioni e contrasti: la riforma del mercato del lavoro e della Legge 300, del 1970!!Cose serie, delicate….

 

Indifeso, dunque, senza alcuna tutela da parte di quello Stato cui aveva deciso di offrire il proprio contributo di passione ed onestà intellettuale, pagando con la vita il proprio impegno e la passione di una vita.

 

Biagi fu offeso pubblicamente da un Ministro della Repubblica (Scajola, n.d.r); il “rompicoglioni”, così fuscajola.jpg etichettato un servitore dello Stato che aveva la sola colpa di aver sollecitato il ripristino della propria scorta a fronte di inconfutabili esigenze ed oggettive evidenze.

"Non vorrei che foste costretti ad intitolarmi una sala, come a Massimo D'Antona...". Con questa "battuta" premonitoria Marco Biagi, 52 anni, si rivolgeva al Ministro del Welfare Roberto Maroni e al Sottosegretario Maurizio Sacconi.

 

BIAGI3.jpgPochi giorni dopo viene ucciso dalle Brigate Rosse a Bologna. Lo freddano sotto casa,di ritorno dall'Università. Si apprestava ad aprire il portone ed a raggiungere la moglie e i due figli inconsapevoli. Nessuna possibilità di reazione davanti alla fine dei suoi giorni ed alle presunte colpe che dei criminali gli imputavano.

Solo!Di blu aveva (forse….) la bicicletta.

 

La scorta gli fu revocata dai Comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza pubblica di Roma, Milano, Bologna e Modena avendo questi "ritenuto cessate le esigenze di tutela" anche in seguito alla direttiva del ministro dell'Interno Scajola del 15 settembre, che disponeva una riduzione delle scorte pari al 30% stante le nuove esigenze di forze, causa gli attentati terroristici avvenuti l'11 settembre negli U.S.A”.

Da notare che tale riduzione ha interessato sostanzialmente una categoria indispensabile in uno stato di diritto ma che taluni considerano ormai fastidiosa se non pericolosa:i magistrati.

 

logozero.gifIl 28 giugno "Repubblica" pubblica 5 lettere (e-mail) risalenti al luglio-settembre 2001, arrivate in un floppy alla rivista bolognese "Zero in condotta", con cui Biagi chiede a varie personalità del mondo politico ed economico il ripristino della sua scorta. Ha paura ed è fondata.

Questi sono i fatti, tutto il resto è fantasia.

 

L’arresto di presunti brigatisti, l’“attenzione” che questi avevano riservato illo tempore a stimati personaggi del mondo accademico – Ichino, sopra tutti – credo ci debbano indurre a riflettere attentamente ancora oggi ed a concentrare gli sforzi su quelli che potrebbero essere, davvero, gli obiettivi sensibili e maggiormente esposti.

 

auto blu.jpgConsiderazioni doverose, attuali,soprattutto in virtù del fatto che in questa nostra italietta, scorte ed auto di rappresentanza costituiscono ormai uno status symbol, più che una concreta, reale esigenza di tutela.

A fronte di concrete e documentate emergenze, si continua invece a dispensare privilegi agli amici, degli amici, degli amici.

 

La ricorrenza della morte di Biagi, le circostanze che l’hanno determinata, impongono alcune riflessioni sull’attribuzione (o meno) di alcuni vantaggi che dimostrano quanta incoerenza ci sia in questo nostro Paese!!

 

Non è forse giunto il momento di destinare - non solo a parole - risorse ed uomini anche alla nostra sicurezza di cittadini, ormai impossibilitati, in alcune realtà, anche ad uscire di casa oltre una certa ora??

 

Non ci dimentichiamo anche di coloro i quali,anonimi, ogni giorno e nell’indifferenza più totale sono vittime dell’estorsione, del pizzo, dell’usura, della criminalità in tutte le sue forme, organizzate e non, della prostituzione e che lottano purtroppo ad armi impari. Senza alcun sostegno, morale o di protezione.

 

periferia.jpgColoro che nelle città come nelle periferie hanno paura perché lo Stato non c’è e forse non c’è mai stato e che di loro serba memoria solo quando c’è da “fare cassa”! D’altronde, pecunia non olet, diceva Vespasiano.

Offriamo garanzie anche gli addetti alla sicurezza, con stipendi da fame, costretti a volteimagesCA05QVW7.jpg anche a scambiarsi i giubbotti antiproiettile o a fare la colletta per la benzina dell’auto di servizio. Tuteliamoli. Ma d’altronde, si sa, siamo italiani, la patria del Gattopardo.

 

Già vedo le facce di molti….Nella società dell’apparire più che dell’essere, c’è ancora chi rivendica principi di coerenza e solidarietà sociale, con la solita dietrologia, il consueto romanticismo proletario, la desolante idolatria del martire di turno.

BIAGI4.jpgNo, niente di tutto questo ma solo l’auspicio che i casi D’Antona, Biagi,Bachelet, Siani, Impastato, Grasso,Tarantelli, Tobagi, Pecorelli (e l’elenco sarebbe fin troppo lungo….) non si ripetano mai più. Li abbiamo ammazzati noi, non lo dimentichiamo, con la nostra ignavia e superficialità. Che si assicuri protezione a chi è realmente esposto ma anche ai deboli senza nome oltre che all’imprenditore o al politico di turno il cui abuso di talune concessioni è sovente ignobile!!

Lascio a voi le riflessioni del caso……Personalmente, in questo triste giorno, mi resta solo il ricordo del Prof.Biagi, che ho avuto modo di conoscere personalmente e di apprezzare per la sua umanità, un rigurgito di indignazione e tanta, tanta amarezza! Ciao Professore, ciao Marco.toga.jpg

 

Nuccio Franco

16/03/2010

Aldo Moro e la sua scorta - In ricordo di tutte le vittime del terrorismo

 

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ll 16 marzo del 1978 in via Fani, a Roma, le Brigate Rosse sequestrarono l'allora presidente della Democrazia Cristiana uccidendo i cinque agenti della sua scorta. Quel giorno, sparando con armi automatiche, i terroristi uccisero i due carabinieri a bordo dell'auto di Moro (Domenico Ricci e Oreste Leonardi) e i tre poliziotti sull'auto di scorta (Raffaele Jozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi) e sequestrarono il presidente della Democrazia Cristiana.

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Parto dall'assunto che la memoria rappresenti qualcosa di imprescindibile che ci consente, giorno dopo giorno, di essere migliori ma anche di indignarci in una prospettiva volta alla comprensione di ciò che è stato e non dovrà più essere. Il ricordo è tutto, fine e fondamento delle nostre vite.

Quel giorno attraversavo mano nella mano con mia nonna il vialetto che da casa mia portava alla sua. Nella mente di un bambino rimasero impresse delle immagini, dei suoni, degli sguardi. napolitano.jpgIo, ragazzino di provincia, capii a modo mio ciò che era successo...Marzo, 1978, avevo nove anni. I giorni successivi percepii preoccupazione nello sguardo altrui, alterne emozioni attraverso le quali un bambino interpreta il presente ed allora, quell'uomo dai candidi capelli, divenne per me Qualcuno.

Due anni dopo, chiesi a mia zia di portarmi in Via Fani. Non dimenticherò mai il suo sguardo. Solo una lapide a futura memoria dei caduti sotto l'umana follia, di chi si illudeva che un simile gesto potesse cambiare le sorti del nostro Paese. via fani.jpg

Mi sembra opportuno ricordarlo soprattutto a pochi giorni dall'ottavo anniversario della morte di Marco Biagi.

La Ragion di Stato ed i suoi martiri.


Nuccio

 


01/03/2010

Anni di Piombo: riaperte le indagini su Verbano e Di Nella – Volontà seria o scrupolo di coscienza postumo???

La decisione della procura di Roma di riprendere le indagini sull’omicidio di Valerio Verbano lascia un’esile apertura alla speranza: quella di riavviare un dialogo di pacificazione su un periodo oscuro della nostra storia recente, quello degli anni di piombo, sempre auspicato, mai concretamente attuato.verbano.jpg
Da quanto si è appreso, su sollecitazione del Guardasigilli e su iniziativa del Sindaco di Roma, Alemanno, la Procura avrebbe, inoltre, nuovi elementi per riprendere le indagini anche su un altro delitto politico di quegli anni, quello di Paolo Di Nella, che potrebbe portare all’apertura di un nuovo fascicolo istruttorio.
di nella.jpgDi Nella, lo ricordiamo, membro del Fronte della Gioventù, fu tra gli ultimi a cadere sotto i colpi della follia degli opposti estremismi che connotarono un decennio (dal 1968 al 1979), seminando morte e dolore, a destra come a sinistra. Fu ucciso nell’83, a sprangate, mentre affiggeva manifesti. Le storie umane e processuali di Valerio e di Paolo, non sono tuttavia le sole ad essere ancora avvolte nel mistero.

Appresa la notizia, la madre di Valerio ha detto: “Siamo tutti, di destra e di sinistra, vittime della violenza. Qui non c’è colore, la morte non ha colore”.Come biasimarla con il dolore che ancora si porterà dentro sino alla fine dei suoi giorni, nell’attesa di giustizia.
Tuttavia, i fatti processuali sono altra cosa e la differenza di colore, che in quegli anni fu più che un orientamento, sarà processualmente rilevante nello stabilire responsabilità e pene, sempre che si arrivi (e lo si voglia) ad avere un quadro probatorio più chiaro, ad oltre trent’anni dai fatti.
lotte.jpgIl mio vuole essere un semplice contributo per consentire alle nuove generazioni, poco edotti di storia, soprattutto quella recente, di capire appieno le dinamiche dei fatti che si susseguirono e delle contrapposizioni di quegli anni, ripercorrendo e ricordando fatti penalmente rilevanti attraverso gli occhi e la memoria di giovani studenti uccisi o feriti, cui non fu data scelta: o da una parte o dall’altra, senza scampo.
Nel decennio tra i settanta e gli ottanta, infatti, fu questo lo scenario ed il modo di fare politica, attraverso quella bieca quanto aberrante logica dell’occhio per occhio; chi si asteneva dalla lotta di classe, era comunque segnato. A mio avviso, ripercorrere la storia moderna del Paese è necessario, tanto più importante in questo delicato momento politico e culturale, dove l’edonismo sembra farla da padrone, relegando a mero dettaglio, tra i giovani, principi che essi, ormai, non sanno più riconoscere. Non quelli della lotta armata, ci mancherebbe, esperienza che il tempo ha dimostrato essere fallimentare ma del senso civico e della lotta per un’idea che sembra essere ormai arte ed esercizio in disuso.

staltarelli.jpgSaverio Saltarelli fu ucciso il 12 dicembre 1970 durante gli scontri in Via Larga a Milano dove stavano confluendo quattro cortei di matrice studentesca organizzati dal cosiddetto Movimento dal quale, anni dopo, si staccò il Collettivo Politico Metropolitano - CPM nel quale confluirono Renato Curcio ed Alberto Franceschini. Aveva 23 anni, fu raggiunto al petto da un lacrimogeno sparato ad altezza d’uomo.

lo russo.jpgL’11 marzo ‘77 fu la volta di Pierfrancesco Lorusso, simpatizzante di Lotta Continua, che cadde colpito a morte da un proiettile a seguito degli scontri davanti all’Istituto di Anatomia a Bologna; per tutta risposta, l’allora Ministro degli Interni, Francesco (K)Cossiga mandò i cingolati e presto gli scontri si estesero a macchia d’olio in tutta la zona universitaria. Da via Mascarella a via Zamboni, da via del Guasto a piazza Verdi fu tutto un susseguirsi di scontri accesi con il conseguente intervento delle forze dell’ordine. Funerali negati e proscioglimento del carabiniere Tramontani, sospettato dell’uccisione.
Il 12 maggio 1977 a Roma, in Piazza Navona, nel corso di una manifestazione organizzata dai Radicali, in occasione del terzo anniversario del referendum sul divorzio e caratterizzata da duri contrasti, fisici e verbali, venne uccisa la studentessa Giorgiana Masi, 19 anni. Cadde all’altezza di Ponte Garibaldi mentre cercava di scappare. Nell’occasione furono feriti Elena Ascione ed il carabiniere Francesco Ruggiero.240px-Giorgiana_Masi.jpg

walter rossi2.jpgIn ogni caso e senza tema di smentite, l’episodio più eclatante di quegli anni fu l’assassinio a Roma, il 30 settembre 1977, dello studente Walter Rossi, 20 anni, militante della sinistra extraparlamentare. Nel quartiere della Balduina un gruppo di giovani di sinistra stava distribuendo volantini per protestare contro il ferimento, avvenuto la sera prima a Piazza Igea, di una compagna, Elena Pacinelli 19 anni, colpita da tre proiettili.walter rossi.jpg

Si sospettò che il gesto fosse opera dei neofascisti.
Bastò questo, un mero sospetto non avallato da alcuna prova reale, a far si che il 3 ottobre 1977, nel corso di una manifestazione di protesta per l’uccisione di Walter Rossi, 10 o 20 individui mascherati fecero irruzione nel bar “Angelo Azzurro” di Via Po, a Torino, lanciando molotov.
crescenzio.jpgDalle fiamme che si levarono non riuscì a salvarsi Roberto Crescenzio, 22 anni, all’interno del bar per caso, in compagnia di un amico. Non aveva particolari simpatie politiche, non era apertamente schierato come molti suoi coetanei che della lotta armata avevano fatto un principio, fine ultimo delle loro giovani esistenze senza ritorno.
Non aveva simpatie politiche,non era apertamente schierato a sinistra o a destra come molti suoi coetanei, eppure…..

Fin qui le storie di alcuni giovani morti di sinistra, ma anche la destra militante, oltre a Di Nella, ha avuto i suoi martiri ed ha pagato un forte tributo di sangue all’ideologia, a cominciare dall'assassinio di Sergio Ramelli, 19 anni.ramelli.jpgLa sua colpa?? In un tema, in una semplice traccia, aveva osato dichiararsi a favore dell'ordine contro l'odio e la violenza instaurati nella sua scuola dai gruppi extraparlamentari della sinistra estrema. “Sogno una società in cui non prevalga l'odio”aveva avuto il torto di scrivere. Ed allora i compagni, che avevano “preso” il tema al professore, lo affissero nella bacheca. Da quel giorno Sergio Ramelli non ebbe più pace, esposto al pubblico ludibrio: il 13 marzo del 1975 lo avvistarono, lo inseguirono e lo braccarono fino a sprangarlo senza pietà, con pesanti chiavi inglesi. Restò a terra con perdita di sostanza celebrale. Visse ancora, con sprazzi di lucidità, per altri quarantasette giorni di agonia.

stefano e virgilio mattei.jpgCome dimenticare, poi, il rogo di Primavalle. Nella notte del 16 aprile 1973, militanti di Potere Operaio, versarono benzina sotto la porta dell’appartamento di Mario Mattei, onesto netturbino, reo di essere il Segretario della sezione del MSI di Primavalle. Rimasero uccisi, bruciati vivi, i fratelli Virgilio (22 anni) e Stefano (8 anni).

Il 28 febbraio 1975 fu freddato a Roma lo studente greco, iscritto al Fuan, Mikis Mantakas.mantakas.jpg

ciavatta1.jpgSenza dimenticare la strage di Acca Larentia, a Roma, tra le più eclatanti. Era una fredda giornata d’inverno (il 7gennaio del 1978) ,ore 18.20. Alcuni ragazzi stavano uscendo dalla sede del Movimento Sociale al civico 28, quartiere Tuscolano di Roma, quando una raffica di mitra Skorpion alzò il livello dello scontro uccidendo Francesco Ciavatta, di 18 anni e Franco Bigonzetti di 19. Alcuni mesi dopo, disperato, il padre di Ciavatta si uccise gettandosi dalla finestra della sua abitazione.
Il 10 gennaio 1978, tre giorni dopo la strage, morì Alberto Giaquinto, il più giovane di questa gioventù bruciata, 17 anni, aderente al FUAN.

falvella.jpgIl 7 luglio 1978, scoccò l’ora di Carlo Falvella, salernitano, Dirigente del Fuan, studente di Filosofia e Vice presidente degli studenti di destra di Salerno. Una domenica mattina stava portando una rosa rossa alla madre per il suo compleanno. Ad aspettarlo sotto casa, in via Velia, c’erano Marini ed altri due militanti dell'ultra sinistra: Gennaro Scariati e Francesco Mastrogiovanni. Fu pugnalato al cuore... rimase a terra con la rosa intrisa di sangue! Aveva 22 anni.

 

Nel 1979, il 16 giugno, lo studente Francesco Cecchin venne assaltato da un gruppo dell’ultrasinistra; cercò di fuggire, di mettersi in salvo ma cadde nel vuoto cecchin.jpgda un alto muraglione. Poco dopo, due killer rossi uccisero a revolverate il fattorino de “Il Secolo d'Italia” nonché segretario della Sezione Talenti dell’MSI, Angelo Mancia.
L’indomani, sui muri della sua abitazione comparve la scritta “…il resto Mancia”, fulgida testimonianza della follia.
Chiuse questa lunga teoria di croci Paolo Di Nella, appunto, figlio di un ufficiale dell'Esercito: il ragazzo venne aggredito e sprangato mentre affiggeva manifesti per una manifestazione politico-culturale del MSI.

Questa, per sommi capi, la sintesi dei fatti, di ciò che accadde quando il freddo della politica militante annebbiò la mente di tanti giovani di belle speranze, di quella meglio gioventù che invece, spinta dal sacro fuoco dell’intolleranza e della giustizia di parte, non resero onore alle proprie come alle altrui vite, seminando sangue e dolore in una ritorsione senza fine. Vorrei che le nuove generazioni, tuttavia, capissero che al di la del reato, forti seppur esecrabili erano le motivazioni, i principi per cui una vita era degna di essere vissuta e per cui si era disposti anche a morire.movimento.jpg

movimento2.jpgIl ricordo di tali accadimenti vi/ci aiuterà a capire ed a evitare gli errori di una generazione che, per quanto violenta, tanto ci ha insegnato sulla necessità del confronto, dialettico e democratico e di quanto sia importante nella vita di ognuno avere un principio guida, non masochista ma capace di costruire il futuro di questo nostro Paese, ormai in balia di nani e ballerine che, a proprio piacimento, indirizzano le nostre scelte. A scuola di questi eventi non se ne parla, non s’insegna per pudore o, peggio, per far passare sotto silenzio ciò che fu, ossia una stagione  politica disperata, al limite del futuro.

Nuccio Franco

22/02/2010

Peppino Impastato - Un messaggio universale

In questa fase delicata, dal punto di vista sociale, economico e nell'approssimarsi di importanti tornate elettorali, a livello regionale e/o locale, rivendichiamo necessaria quanto indifferibile una presa di coscienza, un pensiero ed una scossa. A tutti i lavoratori, agli studenti, ai precari, a tutte le famiglie oneste, che non devono e non dovranno chinare lo sguardo davanti a nessuno nè vergognarsi, fieri del proprio essere al mondo, noi rivolgiamo il nostro appello. Riprendiamoci la dignità, resistiamo, restistiamo, resistiamo al gossip di bassa lega. Resistiamo alle logiche dell'(mal) affare, del compromesso......del silenzio!! Lo dobbiamo a noi stessi,all'onestà intellettuale, ai nostri figli. Noi preferiamo farlo così........1, 2, 3, 4, 10, 100 passi


Valerio Verbano - Trent'anni dalla morte

Questo è il nostro Paese, quello delle verità negate, degli omicidi senza nome a distanza di trent'anni. Piazza Fontana, la Stazione di Bologna, l'Italicus, Piazza della Loggia, l'omicidio Moro e chi più ne ha più ne metta.

Valerio aveva solo 19 anni ed una passione politica immensa in un periodo nel quale fare politica era difficile, rischioso, roba da uomini, quando fu barbaramente assassinato.

Non come adesso in cui può far politica anche un politicante di bassa lega. Certo, erano gli anni di piombo, anni di contrapposizione viscerale tra coloro i quali ricercavano un mondo migliore ed i Fascisti che tanto hanno segnato la nostra storia recente, con bombe e stragi. Ma come si fa....morire  a 19 anni, quando si ha tutta la vita davanti per mano di picchiatori senza scrupoli. Una madre che ancora oggi non riesce a spiegarsi il perchè ma che mantiene, all'età di 86 anni, una lucidità ma, soprattutto, una dignità uniche che la inducono ad offrire un caffè a chi le dia una spiegazione per farsene una ragione. Classe.....Lo dicano gli (ex???) fascisti che oggi siedono sugli scranni del Parlamento, lo dicano per onestà intellettuale e per restituire dignità ad una giovane vita ed al dolore dei familiari, mai sopito!!! La sua unica colpa, l'aver redatto un fascicolo "Dossier Nar" sull'eversione di destra romana e le sue indubbie collisioni organiche con la malavita organizzata, Banda della Magliana in primis.....Evidentemente roba scottante che dava fastidio. Quando i genitori chiesero il dissequestro dei materiali, guarda caso mancava appunto il dossier.

E' ora di fare chiarezza, di svelare nomi e situazioni troppo a lungo secretate e di restituire a Valerio la pace dell'al di là, senza se e senza ma. Solo in questo modo il suo sacrificio non sarà stato inutile, solo così saremo tutti migliori nella luce della conoscenza. Giustizia e verità per Valerio il cui cuore continuerà, sempre, a pulsare attraverso i nostri!!!

VALERIO, UNO DI NOI, NON TI DIMENTICHEREMO, STANNE CERTO E CHI DOVRA' PAGARE, PAGHERA', COMPAGNO. Abbiamo sete di giustizia.

Nuccio e Eliana

 

Appello della mamma di Valerio Verbano:
«Gli assassini mi dicano perché»
A trent'anni dalla morte del giovane di sinistra, Zingaretti: democrazia non può avere buchi neri
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ROMA (22 febbraio) - A trent'anni dalla morte di Valerio Verbano, il giovane di sinistra ucciso a Roma davanti ai genitori, nella sua casa il 22 febbraio 1980 la madre Carla si appella agli assassini: «Vorrei che venissero qui, vorrei che suonassero alla mia porta e mi dicessero per quali motivi lo hanno ucciso. Io li aspetto».

In una intervista a Chi l'ha visto? la donna dice: «Mi sono decisa di rivolgermi al programma di Rai Tre per sapere per quale motivo è stato ucciso mio figlio e chi sono i mandanti. Dopo 30 anni si levino quel peso che hanno sulla coscienza, forse hanno famiglia, bambini anche loro». L'intervista integrale con la ricostruzione dell'omicidio di Valerio Verbano, avvenuto il 22 febbraio del 1980, andrà in onda questasera, alle 21.25.

Carla Verbano, che ha 86 anni, ha partecipato a Roma a un corteo per ricordare «i 30 anni trascorsi ancora senza giustizia». Lo striscione dietro al quale hanno sfilato alcune centinaia di persone: «Valerio vive, un'idea non muore, la rivolta continua». In via Montebianco, la strada dove abitava Verbano si sono riuniti esponenti politici, delle associazioni e dei centri sociali. Valerio Verbano stava per compiere 19 anni quando restò vittima dell' agguato nella sua abitazione. I tre assassini entrarono in casa dicendo che erano amici di Valerio, immobilizzarono i genitori, legati e con cerotti sulla bocca, attesero il rientro del giovane e gli spararono. L' omicidio fu rivendicato dai Nar ma Carla Verbano non ha mai smesso di cercare la verità. Pochi giorni fa - edito da Rizzoli - è uscito il libro «Sia folgorante la fine» in cui racconta la sua vicenda e spiega di sperare in un incontro con il giovane che uccise il figlio. «Quando è comparso davanti ai miei occhi non aveva ancora il passamontagna calato. Potrei ancora identificarlo... lo farei accomodare, gli preparerei un caffè, purché mi spiegasse perché». images2.jpg

Zingaretti: democrazia non può avere buchi neri. «Quello dell'assassinio di Valerio Verbano è un tema fondamentale che non va assolutamente dimenticato. È giusto che i giovani oggi sappiano quanto l'odio abbia distrutto generazioni. E in questo caso, oltre al dolore c'è la follia di non sapere ancora niente, chi entrò in casa, chi tenne in ostaggio i genitori, chi uccise un ragazzo di appena diciannove anni. Una democrazia che si rispetti non può avere buchi neri nelle attività investigative». Lo ha dichiarato il presidente della Provincia Nicola Zingaretti.

Croppi: sicuramente qualcuno sa. «La cosa più importane è l'appello a chi sa. Perché sicuramente c'è qualcuno che sa. In qualche modo ce lo faccia sapere, è l'unico modo per comprendere i fatti e chiudere questo caso irrisolto. L'unico modo per rendere giustizia all'omicidio di Valerio Verbano». Così l'assessore capitolino alla Cultura Umberto Croppi.images3.jpg

da Il Messaggero.it

Blog su Valerio Verbano

11/12/2009

Piazza Fontana – Quarantuno anni, nessun colpevole ma ancora tanto dolore

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Nuccio Franco

Strategia della tensione, molti ne avranno sentito parlare, volta a destabilizzare l’ordine costituito mediante attentati, stragi contro persone innocenti, a fini politici, affinchè tutto fosse e rimanesse uguale. Quasi una terminologia da Devoto – Oli. La storia, soprattutto quella moderna, serve a ricordare, a riportare alla memoria momenti nei quali abbiamo rischiato davvero la dittatura e ad opporci con tutte le nostre forze affinchè ciò possa continuare ad accadere. Nel giorno dell’anniversario di Piazza Fontana, quarantuno anni dopo, lo sdegno è ancora forte e l’indignazione unica via per riaffermare valori e principi di cui mi sento capace.
imagesCAKG8E29.jpg12.12.1969,Piazza Fontana nel centro di Milano.Alle 16.37, una bomba esplode nella sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura provocando la morte di diciassette persone ed il ferimento di altre ottantotto. Per la sua gravità e rilevanza politica, tale strage ha assunto un rilievo storico primario venendo convenzionalmente indicata quale primo atto della Strategia della Tensione. Ricordiamo che era un periodo critico: contestazioni studentesche, agitazione e preoccupazione nella fabbriche. Studenti ed operai uniti. Questa simbiosi andava spezzata ab origine, alla radice, in quanto avrebbe potuto essere foriera di un cambiamento epocale nel nostro Paese.images1.jpg
Nello stesso giorno,una seconda bomba fu rinvenuta inesplosa nella sede milanese della Banca Commerciale Italiana, in piazza della Scala. Furono fatti i rilievi di rito dalle procedura dopodiché fu fatta brillare distruggendo in tal modo elementi probatori di possibile importanza per risalire all'origine dell'esplosivo e a chi avesse preparato gli ordigni. Una terza bomba esplose a Roma alle 16.55 nel passaggio sotterraneo che collegava l'entrata di Via Veneto con quella di Via di San Basilio della Banca Nazionale del Lavoro. Tredici feriti. Altre due bombe esplosero a Roma tra le 17.20 e le 17.30, una davanti all'Altare della Patria e l'altra all'ingresso del Museo del Risorgimento, in Piazza Venezia.Altre quattro vittime che sommate alle precedenti fanno trentaquattro. In un solo giorno.Cinque attentati terroristici; in un lasso di tempo di soli 53 minuti, per colpire contemporaneamente le due maggiori città d'Italia, Roma e Milano.
A quanto successo in Piazza Fontana, seguirono negli anni altri attentati, Piazza della Loggia, l’Italicus, Bologna nel 1980. Tutti figli di quella strategia che tra il 1968 e il 1974 si sostanziò in 140 attentati, più di quattrocento morti ed oltre mille feriti. Solo la lontana Colombia che, rispetto all’Italia, ha ben altre tradizioni democratiche ci precede in questo increscioso primato .
Piazza Fontana, insieme alla strage di Bologna verrà ricordata come uno dei peggiori atti dal dopoguerra .Le indagini si indirizzarono subito verso gruppi in cui potevano esserci possibili estremisti. Furono fermate per accertamenti circa 80 persone, in particolare gli anarchici del Circolo anarchico 22 marzo.
imagesCA5MQSUU.jpgAlcuni dati interessanti ed una riflessione. Il 12 dicembre l'anarchico Giuseppe Pinelli viene fermato e interrogato a lungo in Questura;il 15 dicembre, dopo tre giorni di interrogatori, Pinelli precipita dal quarto piano della questura milanese e muore. L'inchiesta giudiziaria, coordinata dal sostituto Procuratore Gerardo D'Ambrosio, individuò la causa della morte in un "malore attivo", in seguito al quale l'uomo sarebbe caduto da solo, sporgendosi troppo dalla ringhiera del balcone della stanza: Che ci faceva quella finestra aperta??E perchè Pinelli dopo tre giorni era ancora in Questura??Il 15 dicembre 1969, quel giorno (la data della sua morte) egli avrebbe dovuto essere libero, oppure in prigione, ma non lì; infatti, il fermo di polizia poteva durare al massimo due giorni. In un primo momento lo stesso Questore Marcello Guida dichiarò alla stampa che il "suicidio" di Pinelli era la dimostrazione della sua colpevolezza, ma questa versione fu poi ritrattata quando l'alibi di Pinelli si rivelò credibile.
Il 16 dicembre venne arrestato anche un altro anarchico, Pietro Valpreda.imagesCA2DTACZ.jpgAnni dopo,nel Memoriale Moro, frutto degli estenuanti interrogatori cui il Presidente fu sottoposto dalle Brigate Rosse, lo stesso avrebbe indicato come probabili responsabili della strage, così come in generale della strategia della tensione, rami deviati (ma deviati di cosa…è il loro lavoro) del SID (il servizio segreto), in cui si erano insediati negli anni diversi esponenti legati alla destra, con possibili influenze dall'estero, mentre gli esecutori materiali erano da ricercarsi nella pista nera. Già, il SID, Servizio di Informazione e Difesa.Di quest’ultima non c’è traccia.
Quarant'anni dopo il primo grande mistero della storia della Repubblica italiana e' rimasto ancora senza una vera e propria soluzione, senza colpevoli e/o responsabili fosse pure per concorso esterno. Senza mandanti!!Ma si sa, l’Italia è il Paese dei misteri, delle stragi senza colpevoli, a volte (troppo spesso) dell’impunità, incapace di rendere giustizia ai morti ed alle famiglie. E non lamentiamoci se poi a Bologna, il 2 agosto di ogni anno, i fischi al politico di turno si sprecano. Ci sono voluti 7 processi a carico di esponenti anarchici e di estrema destra, con la condanna per favoreggiamento di alcuni agenti dei servizi segreti, ma nel 2005 la magistratura ha assolto anche gli ultimi indagati, chiudendo il caso in maniera probabilmente definitiva. Gli unici rimasti contro i quali puntare il dito sono tre membri di Ordine Nuovo, organizzazione di estrema destra fondata dal missino Pino Rauti: Franco Freda e Giovanni Ventura, per i quali la Cassazione ha riconosciuto la responsabilità nell'organizzazione dell'attentato, senza poter tuttavia dar seguito ad una condanna penale in quanto entrambi assolti dalla Corte d'appello, e Delfo Zorzi, fuggito in Giappone nel 1974 dove e' diventato un imprenditore, ha assunto la cittadinanza del Sol Levante ed e' sfuggito cosi' ad ogni richiesta di estradizione.
Anni dopo qualcuno amaramente disse “ nel complesso il saldo è positivo se si tiene conto della gravità degli episodi vissuti.Avremmo potuto trovarci nel bel mezzo di una guerra civile dichiarata, sotto un regime militare ed invece siamo ancora qui, in un Paese democratico.Il tributo, certo, è stato altissimo.Magistrati, poliziotti, carabinieri e gente comune sono caduti ma siamo ancora liberi, più liberi di prima”(da “Il Silenzio degli innocenti” di Giovanni fasanella e Antonella Grippo, ndr).