25/06/2010

Sud Africa 2010 – La Germania campione di integrazione

images.jpgLa kermesse iridata, in corso di svolgimento in Sud Africa, sarà probabilmente ricordata più per il folclore delle assordanti vuvuzelas, irritante colonna sonora di ogni match che per il gioco; verosimilmente, più per gli ammutinamenti e gli insulti a mezzo stampa tra tecnici e giocatori che per lo spettacolo calcistico. vuvuzela.jpg

L’alto valore simbolico che ne deriva dall’organizzazione in un paese che in passato ha vissuto sulla propria pelle lacerazioni e divisioni etniche, che sembravano non dovessero mai essere superate in una sintesi che invece ha conciliato nel tempo due popolazioni, è a mio avviso uno dei pochi segni caratterizzanti di questa rassegna mondiale.

 

Tuttavia, ed è questo il dato importante, balza agli occhi una particolarità forse ritenuta di second’ordine ma che conferma come il calcio rappresenti una passione che prescinde bieche logiche razziali, etniche e religiose, trasformandolo in un momento di unione ed integrazione che va oltre qualsiasi discorso formale o colore della pelle.

 

Al di là dell’aspetto agonistico, ciò che più risalta, infatti, è la percentuale di atleti che, pur facendo parte di una determinata nazionale, hanno radici all’estero, fulgida dimostrazione di integrazione sociale.

 

ger.jpgL’esempio più importante è rappresentato dalla Germania da sempre tra i paesi europei con il più alto tasso di immigrati e molto spesso assurta agli onori della cronaca per fatti di razzismo e xenofobia.

Infatti, dei 23 giocatori selezionati dal commissario tecnico Joachim Loew,11 hanno radici all’estero. Più della metà dei giocatori sono nati fuori della Germania oppure hanno un genitore non tedesco. La squadra ha radici in otto diversi paesi - nove se vi si include la stessa Germania.

 

Forse non vincerà il Mondiale, quanto mai aperto ad ogni pronostico nonostante il blasone e la tradizione tedesca nella competizione, ma un risultato l’ha evidentemente già ottenuto: aver attratto simpatie un po’ ovunque proprio in virtù di questa peculiarità multietnica che rappresenta una nuova filosofia sulla strada della multiculturalità.

 

Va sottolineato che dal 2007 la Federazione calcistica tedesca, in collaborazione con il suo sponsor, la Mercedes-Benz, ha indetto un premio per l’integrazione all’insegna dello slogan "Calcio: molte culture ma una stessa passione".

La stessa Federazione ha poi attivato una serie di interessanti iniziative atte a favorire l’inserimento sociale dei giovani delle diverse etnie, al fine di avvicinare sempre di più i soggetti a rischio alla pratica del calcio ed ai valori di unità e solidarietà che dallo sport si possono trarre, evitando così il più possibile l’emarginazione.

 

Con riferimento ai giocatori,Lukas Podolski, Miroslav Klose e Piotr Trochowski sono nati in Polonia e si sono trasferiti da bambini oltre confine alla caduta del comunismo. Mario Gomez è nato nel Baden-Wuerttemberg ma il padre viene è spagnolo. Marko Marin è nato durante la guerra che ha colpito la Bosnia-Erzegovina negli anni ’90. Con i suoi genitori, quando aveva due anni, ha trovato rifugio a Francoforte ed appena compiuta la maggiore età, ha deciso di prendere il passaporto tedesco.

 

cacau.jpgAltro esempio importante è quello del brasiliano Cacau, nato nella provincia di Sao Paulo, emigrato in Germania dieci anni fa,cittadino tedesco dal 2009.

Come non citare poi Mesut Özil, figlio di immigrati turchi che dopo una lunga quanto tormentata riflessione, alla fine ha scelto di optare per la nazionale tedesca a scapito di quella turca senza dimenticare Michael Ballack, nato nella ex DDR, escluso per infortunio o Sami Khedira, di padre tunisino le cui parola spiegano meglio di qualsiasi altra cosa quel senso di appartenenza che, forse, solo lo sport è in grado di suscitare . Non importa da dove ognuno di noi è arrivato, qui noi siamo la Germania, siamo tedeschi” ha detto “ed il nostro sogno è vincere la Coppa del Mondo.”

 

Oliver Bierhoff, manager della squadra e con un passato importante nel campionato italiano si dice orgoglioso affermando che ciò dimostra che il calcio svolge una straordinaria funzione ai fini dell’integrazione. E’ bello vedere come questi giocatori diano il massimo per la Germania prosegue. “La Federazione tedesca, ha preso la più giusta delle decisioni al fine di evidenziare questa realtà delle migrazioni e la convinzione che giocatori con genitori provenienti da altri paesi siano un arricchimento per noi capaci di portare caratteristiche diverse, creatività diverse e una diversa filosofia della squadra”.

 

In altre parole, il calcio può rappresentare un motivo di rivalsa sociale per tutti quei giovani appartenenti ai cetiinte.jpg più umili e con alle spalle un passato di stenti a dimostrazione che, quando ben integrati, si identificano incredibilmente con il paese in cui sono cresciuti. Se si parte da questi presupposti, da questi modelli, ciò non può far altro che indurci a guardare al futuro dell’integrazione con rinnovato ottimismo, consapevoli che a contare non sono l’etnia, la lingua o il colore della pelle ma semplicemente la determinazione, il senso di appartenenza, la giustizia sociale ed il cuore che non hanno nazionalità e non si prestano a distinguo di sorta.

 

Nuccio Franco

03/01/2010

I^ Memorial “Luigi Cannarsa” – Circolo tennis “Telesia”, 27.12.2009

Il 27 dicembre per molti è stato un semplice giorno di “tregua” dalla grande abbuffata natalizia, utile a prepararsi per il Capodanno e ricominciare; per altri, per gli allievi della scuola tennis del Circolo tennis “Telesia” delle classi ‘65 al ’69, al di là delle convenzioni, ha rappresentato l’occasione per andare oltre, ritagliandosi un momento di benessere e reciproca condivisione. Del ricordo, innanzitutto ma anche di ciò che è stato e che per anni ci ha tenuti insieme in un unicum (quasi) inscindibile.01.jpg

Ci sono momenti nella vita di ognuno nei quali, per una volta, ci si dimentica scientemente della  quotidianità, con i problemi e la sua seducente banalità e ci si volta indugiando a riflettersi in quel metaforico specchio rappresentato da quel passato che ha fatto di noi ciò che siamo, aiutandoci a guardare al futuro con rinnovata fiducia ed ottimismo. Quel passato non tornerà ma resterà per sempre custodito in quel bagaglio di esperienze vissute intensamente ed in quanto tale, da custodire gelosamente nella parte più recondita di noi stessi.

In queste circostanze si enfatizzano naturalmente ed ancor di più i principi, i valori e le emozioni che hanno caratterizzato una fase importante delle  nostre vite, l’adolescenza, sostenuti dalla forza della memoria. In quegli attimi sembra davvero che il tempo sia esclusivamente un’umana convenzione. Le lancette si fermano e questo ti fa stare maledettamente bene come poche volte ti è capitato. Le rispettive vite ci hanno portato lontano ma è stato bello ritrovarsi, tutti insieme, per una nobile causa ma anche per raccontarsi le rispettive esistenze. Il minimo, dopo che hai condiviso gran parte del tuo tempo spensierato, le tue esperienze con alcune persone.

Non sei più quello di una vecchia foto, certo, ma lo sguardo è sempre lo stesso, la voglia, la grinta intatte così come il desiderio di partecipare e mettersi in gioco, comunque. In quegli attimi c’è  qualcosa in te che non sai spiegare, emozioni e sensazioni che ti salgono da dentro come un piacevole rigurgito e che non riesci a controllare: la memoria, il ricordo, in primis! la bocca ti si impasta ma cerchi di far finta di nulla, bevi. Gli occhi si inumidiscono e cerchi sempre di non farti vedere per una sorta di pudore. Preferisci uscire a fumare una sigaretta come se uno sfogo, qualsiasi esso sia, non fosse catartico e legittimo agli occhi degli altri… Ma ormai siamo adulti, ci diciamo nel nostro intimo, sottovoce. In ogni caso, abbiamo piacevolmente avuto la conferma di essere ancora in grado di provare qualcosa dal profondo di noi stessi, un cuore che pulsa ricco di sani principi e di avere anche qualche messaggio da trasmettere alle nuove generazioni.

Questo ed altro è stato il giorno 27 dicembre, un giorno speciale quando tutti insieme, autonomamente, abbiamo dato vita al I^ Memorial “Luigi Cannarsa”, svoltosi presso il Circolo tennis “Telesia” a pochi mesi dalla scomparsa del Presidente, su iniziativa di due persone che ancora ringrazio: Eduardo (Di Mezza) e Alfonso (Grillo). Hanno trasformato e reso possibile un’idea con quello spirito che li ha sempre contraddistinti. Mano ai cellulari, alle mail ed in poco tempo ciò che sembrava (quasi) impossibile ma che tutti auspicavamo nel nostro intimo, si è trasformato in realtà. La risposta non poteva essere che PRESENTI!!! Circolo Tennis 008.JPG
Ad essi va ascritto assolutamente il merito di aver organizzato un momento unico capace di riassumere quanto detto nel ricordo di  persone le cui eredità sono e saranno decisamente ingombranti, per chiunque gli succederà o gli è già succeduto. Umanamente e tecnicamente.
Circolo Tennis 010.JPGLa presenza di Fernando (Cannarsa) ha reso ovviamente il tutto ancor più intenso. D’altronde gli atti con una forte valenza simbolica sono difficili da dimenticare, non solo, ma rendono il tutto ancor più intimo sotto certi aspetti. Ci siamo stretti l’un l’altro come se il tempo, davvero, non fosse mai passato. L’agonismo è stato il pretesto della giornata per giustificare il desiderio di ritrovarsi, stare insieme dopo anni quale vero e reale motivo e siamo stati bene, davvero.
04.JPGIl 27 dicembre, c’eravamo tutti, a stringerci in un ipotetico quanto impossibile abbraccio. Alla rimpatriata erano presenti “vecchie”glorie del tennis telesino che, ancora oggi, possono andare fieri  per ciò che hanno fatto. C’erano Fernando (Cannarsa), Antonio (Leone), il Maestro, Alfonso (Grillo), Eduardo (Di Mezza), Tony (Mainolfi), Enzo (D’Aronzo), Lionello (Pascale), Lucio (Selvaggio), il sottoscritto oltre a Nico (Franco), l’unico fuori quota dotato di una wild card. Ma in fondo c’erano anche Mimmo (Di Staso), i fratelli Nicola e Fabio (Di Mezza), Gerardo (Pansa) ed anche Antonio (Di Carlo). La presenza poi di mogli e figli, ha reso il tutto ancora più magico e sereno. Stringere a sé Mario e Adriano (i figli di Eduardo e Angela) è stato bellissimo. Una gran festa, insomma.

C’eravamo tutti, nessuno escluso, anche coloro che non c’erano fisicamente ma che porti nel cuore e nella mente ergo sono, in ogni momento. Mi riferisco a Luigi, “Gino”, o’ Professor per molti di noi, Cannarsa.  “IL” tennis nella Valle telesina e ben oltre (non me ne voglia nessuno…). Non un presidente ma “IL” Presidente. Esempio di moralità, di dedizione ad una causa senza se e senza ma che tanto gli ha dato, nel bene e nel male. Una persona perbene, un signore come molti aspirano ad essere!
Un maestro, innanzitutto: di vita. Amava insegnare, si, ma non le cose banali bensì valori ormai in via d’estinzione: il rispetto per l’avversario, la lealtà, il coraggio di gettare il cuore oltre l’ostacolo (non solo le racchette….) anche quando l’impresa sembrava impossibile. Amava insegnare a volersi bene, a prendere atto dei propri limiti non come una sconfitta ma come occasione di crescita personale. Ci sarebbe stata sempre un’altra possibilità. Insegnava la vita oltre lo sport. Un pedagogo, punto. Guardandoci negli occhi sono certo che a ciascuno di noi, per un istante, sia balenato nella mente questo pensiero e ci siamo sentiti anche un po’ più soli…..

La sua passione andava oltre ogni limite, gratis et amore dei, a volte rimettendoci di suo ma dalla sua parte aveva un tesoro inestimabile ossia la consapevolezza di aver già compreso che una vita senza passioni è scialba,piatta, inutile. Credo di farmi portavoce a nome di tutti di un auspicio ossia che, quanto prima, il Circolo possa portare il suo nome. Atto dovuto se crediamo in certi valori, nella riconoscenza soprattutto. Per parte nostra ci siamo impegnati non solo a ripetere la giornata ma a rendere la stessa un appuntamento “istituzionale”, ogni anno, senza patrocini, senza interferenze “istituzionali” ma semplicemente con le nostre forze e la voglia di ricordare chi ci ha dato tanto e ci ha lasciati. Preferiremo farlo così, intimamente, senza pressioni di alcun genere spinti solo dal nostro essere, incondizionatamente, contando solo ed esclusivamente sulle nostre forze ed il nostro entusiasmo che, nonostante gli anni, ho percepito come allora.

Con noi c’era anche Raffaele (Di Staso), il custode. A volte lo facevamo imbufalire ma, di certo, le paterne pacche sulle spalle erano di gran lunga superiori alle reprimende. Quando i campi non erano praticabili e noi, comunque spinti dal fuoco sacro, scavalcavamo pur di giocare, ha sempre chiuso un occhio per non aizzare l’ira (benevola) del Presidente. Gliene abbiamo fatte di tutti i colori (scusateci, al tempo la testa era quella che era…) ma ci ha sempre visto come dei figli. Persona unica che avrebbe gradito un bicchiere di vino rosso insieme a noi. Non lo dimenticheremo così come non dimenticheremo Giampiero (Marsullo), scomparso prematuramente per una grave malattia degenerativa. Era di Benevento ma pur sempre uno di noi, con la sua allegria, il suo sarcasmo e quella gioia che infondeva semplicemente con quegli occhi scuri simili ad un felino sornione.
Ciao Giampiero, Raffaele, Luigi….Il vostro esempio ci guiderà sempre e ci mancate tanto, troppo. A voi abbiamo brindato.
Quando Antonio, il Maestro è arrivato, ci siamo fatti trovare come un tempo tutti sula linea del campo, racchetta stretta al petto ed aspetto (pseudo) marziale, proprio come allora con un cesto di palle da tennis in mezzo al campo. E proprio come allora lui, il maestro, ci ha detto con aria perplessa ma scherzosa “vediamo se sono riuscito ad insegnarvi qualcosa ma, soprattutto, se ancora lo ricordate” prima di consegnare a tutti noi un piccolo pensiero, dopo tanti anni. E’stato un  momento intensamente emotivo; personalmente non lo vedevo da vent’anni.Circolo Tennis 031.JPG

La giornata è poi proseguita con la colazione gentilmente offerta da Lucio (Selvaggio) che davanti a quella voracità è rimasto positivamente meravigliato, offrendosi di portarci anche un panino con la mortadella, come aperitivo. Match incrociati di doppio, sfottò, foto e risate (qualcuno sostiene di aver visto loschi figuri in evidenti difficoltà fisiche, il sottoscritto, ndr), ritrovando la goliardia di un tempo e quell’agonismo che, forse, credevamo di aver dimenticato. Invece no, almeno da quel punto di vista abbiamo dimostrato di essere sempre noi stessi, prima di concludere la giornata a pranzo, nonostante il periodo festivo decisamente “critico” dal punto di vista alimentare. Anche quello è stato un momento speciale, di sana quanto impagabile convivialità. Il vino rosso della casa era buono come tutto il resto, eh ragazzi?? I brindisi, gli auguri, il discorso di Fernando hanno rappresentato un momento unico che ha contribuito a riconciliarci con tutto il resto. 07.JPG
Domani, i problemi saranno sempre lì ad attenderci, nascondendosi vigliacchi ai nostri occhi ma intanto abbiamo raccolto il meglio, quella linfa vitale per continuare nella speranza che tutto questo possa ripetersi per darci la forza e lo spirito giusto di continuare con la vita di tutti i giorni, i suoi tranelli o le sue stravaganti peripezie. Se guardiamo il calendario ci vorrà parecchio ma, in fondo ragazzi, cos’è il tempo se non una convenzione???? Alla prossima, ragazzi, che sono certo sarà ancor più bella….!!!

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Nuccio Franco

08/12/2009

Basket, tra insegnamento e passione

di Nuccio Franco

C'e' qualcosa sul basket che probabilmente non può essere tradotto in parole ed è una cosa che sarà sempre presente. Alcuni potrebbero dire che è amore,ed è probabilmente l'unica parola che può esprimere ciò! Già, il basket, passione infinita, contagiosa, simile all’amore. Un moderno misticismo, travolgente, migliore di una medicina; un mondo magico con le sue scaramanzie ed i suoi riti. La palla a spicchi in mano e ti senti in pace, tutto resta fuori e l’unica cosa che senti è il sudore rigarti la fronte nella trance agonistica. imagesCAP3ETB9.jpg

D’altronde solo le passioni rendono una vita degna di essere vissuta anche quando attraversi il tunnel che ti porta al parquet. Una volta, uno dei migliori, (se non il migliore giocatore Nba di tutti i tempi, ndr) Michael Jordan, uno di quelli abituati a padroneggiare disse “posso accettare la sconfitta, ma non posso accettare di rinunciare a provarci. Non pensare mai alle conseguenze del fallimento, penserai sempre a risultati negativi. Pensa solo concetti positivi e la tua mente attorno a questi pensieri”.

imagesCAHIVZ33.jpgLo stesso Pedrag “Sasha” Danilovic, a 19 anni titolare della nazionale jugoslava, con una carriera immensa alle spalle (tra Europa e USA), non uno qualsiasi disse "io non sono onnipotente e non ho vergogna a dire che senza i miei compagni non potrei giocare come gioco. Io ho bisogno di loro.E per chiunque è così”. Umiltà: un'altra lezione. Non ho mai sentito un giocatore di calcio parlare così. Insomma, il basket come isola felice rispetto ad altri sport dove tifoserie organizzate e violente sembrano, talvolta, non interessate all’agone agonistico. No, il basket è diverso, salvo eccezioni.

E’ intelligenza , condivisione, spettacolo e lealtà. Oltre l’aspetto tecnico, c’è tutta una filosofia di vita che gira attorno a questo sport. Attori e registi si sono interessati e si interessano al basket, Spike Lee e Jack Nicholson in primis. Ma anche il cinema ed i libri hanno masticato basket. Alcuni cestisti famosi hanno provato l’esperienza del cinema, da Dennis Rodman,Ray Allen (che ha recitato con Denzel Washington, non uno qualsiasi in He got the game, stupendo) Shaquille O’Neal, Shaq….. Perfino sua Maestà, Jordan. Alcuni di questi film (Nani a canestro, Chi non salta bianco è, Coach Carter, Glory Road, tanto per citarne alcuni) sono divertenti, nessuna pretesa ma una significativa morale di fondo. Anche i libri hanno avuto ad oggetto questo sport. “Tre volte invano”, “Sulle strade del basketball”, “Heroes” o “Più di un gioco”, dell’inimitabile Phil Jackson, tra i coach più titolati della storia Nba.Quello che tuttavia mi ha maggiormente colpito e che ricordo meglio di altri è “Più sangue Larry”, opera prima di Lorenzo Sani, giornalista, tifoso Fortitudo, ovvio.

Titolo che inganna ma che invece raffigura un ritratto divertente di Bologna. Spogliata per una volta tanto dal fascino (legittimo) dei portici, la città rivela una delle sue “lacerazioni” più profonde e autentiche: il conflitto tra Virtus e Fortitudo! Già, la Fortitudo Bologna della quale sono acceso sostenitore e che rappresenta una passione ma anche uno stile di vita, un modo di essere e di affrontare le difficoltà.images.jpg
Bologna e il basket, un binomio inscindibile. Il Paladozza di Piazza Azzarita, il piccolo Madison per via della somiglianza architettonica con il celeberrimo Square Garden newyorkese. Il tempio della Fortitudo, squadra storica della città. Secondo alcuni, i cugini sfigati...Ma se per sfiga si intende la capacità di soffrire e sudare,di godere appieno delle poche vittorie, allora la Effe doveva essere, per una evidente ragione, la tua seconda casa.

Quante volte, durante gli anni dell’università, con la scusa di acquistare qualcosa allo store interno al palazzetto, eludevamo la sorveglianza e ci soffermavamo a sbirciare gli allenamenti dei nostri idoli scostando leggermente le tende che fungevano da sipario. Sembrava di poterli toccare con mano. Ci sembrava di rubare quelle immagini ma il rumore della palla a terra, il vociare dei giocatori e quello scricchiolio delle scarpe sul parquet erano musica per le nostre orecchie.
storia_0013.jpgI Biancoblù, il Barone, Gary Scull, Re Giorgio (Seragnoli). La Effe del Baso, di Myers, di Delfino, di Fucka.La Effe dei suoi tifosi, condannati a questa fede. Perchè si,a volte la fede, ti stringe il cuore più dell’amore,più di un reato. “An san brisa virtusein”,non siamo mica virtussini la parola d’ordine, ogni domenica e via con la scenografia mozzafiato. “Sopra Bologna è solo bianco blu” recitava una coreografia in occasione di un derby e giù a cantare a squarciagola “Effe io canto per te... perchè tu sei la vita mia…. ovunque andrai così canterò... sempre al tuo fianco sarò”. Addosso sempre la stessa maglietta con la scritta “Io non ho cugini” rivolta agli acerrimi rivali cittadini dell’altra sponda, scaramantico quanto moderno esorcismo degno della miglior goliardia. Ormai era a brandelli ma non me ne curavo più di tanto; in fondo, non eravamo al Teatro dell’Opera. 1996-11-24-prigionieri.jpg
Purtroppo, vicissitudini economiche e sportive, ci hanno portati nel purgatorio della A dilettanti ma risorgeremo e l’amore è quello di prima. Che sia Forlì o Tel Avviv, poco importa. Domani sarà più di prima perché quella maglia, quei colori, la nostra storia, non hanno eguali e siamo e saremo…..prigionieri di una fede! Fortitudo, un amore grande!