05/12/2011

Nasce SalamWorld, il social network islamicamente corretto

I tradizionali social network Facebook e Twitter avranno presto un nuovo concorrente.
E’ tutto pronto, infatti,per il lancio di SalamWorld, i cui test partiranno all’inizio del prossimo anno.
islamL’ambizioso progetto, che mira a raccogliere 50 milioni di utenti in tre anni ed a coinvolgere oltre 30 paesi, si rivolge ai giovani musulmani e punta a diffondere in rete ed a promuovere una conoscenza approfondita dei precetti dell’Islam.

Esso nasce dall’iniziativa della Icyen, l’Associazione dei giovani imprenditori dei Paesi islamici, sarà tradotto in 15 lingue ed avrà la sede operativa ad Istanbul ma con la previsione di altri centri anche al Cairo, Londra, Mosca, Dubai,La Mecca, Medina, Astana, New-York, Parigi e Kuala Lumpur.

La prima versione del sito sarà disponibile in arabo, turco, inglese, francese, farsi e russo. In un secondo momento verranno aggiunti anche azero, kazako, uzbeko, malese, cinese, bengalese e curdo ed al momento, sono circa 100.000 le persone attendono di essere ammesse.

Dal punto di vista pratico la piattaforma, il cui motto è “niente politica, niente divieti, niente limiti” punta a coinvolgere anche intellettuali e non musulmani che vogliono saperne di più sull’Islam,attraverso un’approfondita consultazione su questioni rilevanti come la teologia o la famiglia. Sul lungo periodo, l’intento dei promotori è quello di dar vita ad una vera e propria versione islamica di Wikipedia.

A tal proposito, è già in atto una vasta ricerca di fonti documentali islamiche su internet al fineislam di poterle mettere presto a disposizione del sito che in realtà già esiste (www.salemworld.com) ma per il momento è possibile solo lasciare la propria mail, in modo da ricevere una notifica non appena il servizio sarà attivato.

Previste anche forme di insegnamento on-line e applicazioni per trovare la moschea o il negozio hallal più vicini al posto in cui si abita. Il tutto avvalendosi di una nutrita squadra di “moderatori”, filtri ed un’auspicata autodisciplina degli utenti in maniera tale da impedire che la piattaforma possa diventare terreno fertile per gli integralisti.

Ulteriore novità, dovrebbe essere quella rappresentata da un piano per il lancio di forme di e – payment.
Non è ancora dato sapere in quali forme tale sistema potrebbe essere realizzato ma ciò che è certo è che sono già attivi rapporti con una banca indonesiana di primo piano con la quale stipulare un accordo.

islamInoltre, nessuna notizia ufficiale trapela circa i costi dell’operazione che, tuttavia, secondo i ben informati si aggirerebbe tra i 16 ed i 50 milioni di dollari.

“Il nostro obiettivo è unire i giovani (musulmani) nella condivisione dei valori sani dell’Islam. Per noi il denaro non è un problema” ha affermato il vicepresidente di Icyen, Azimov davanti a circa 150 giornalisti lasciando presupporre un forte sforzo in termini di investimenti.

Nedim Kaya, coordinatore della Icyen, società che dirige il progetto, ha sottolineato che “il progetto è nato da un’iniziativa comune. Abbiamo visto che nel mercato dei social network c’era un vuoto e lo abbiamo colmato. Abbiamo scelto come nome SalamWorld perché per prima cosa il nostro sarà un social network conforme alle leggi dell’Islam”.

Medarabnews

07/12/2010

Cisgiordania. Blogger arrestato per ateismo

images.jpgNon si placano le polemiche seguite all’arresto del giovane palestinese Waleed Hasayin, barbiere di 26 anni, da parte dei servizi di sicurezza palestinesi dopo due mesi di indagine. I reati contestati: ateismo, diffusione del libero pensiero ed apostasia. Quanto basta per rischiare il carcere a vita.

Lo hanno riferito due agenzie di stampa locali, Maan e Pnn, secondo le quali l’arresto è avvenuto in un internetblogger.jpg point di Qalqiliya, in Cisgiordania, dove il giovane era solito recarsi dopo il lavoro, aggiungendo che si tratta del primo caso di un palestinese trattenuto per le sue opinioni religiose.
Secondo l’accusa il giovane con lo pseudonimo di Waleed al-Husseini, non avrebbe risparmiato forti critiche alle religioni monoteistiche, tra cui l’Islam, attraverso il suo blog “La luce della Ragione”, prontamente oscurato.

Immediata la reazione dei suoi concittadini i quali, seppur sorpresi in quanto il ragazzo era considerato “tranquillo”, hanno manifestato la propria indignazione e chiesto “una condanna esemplare”.
Poche le voci a difesa di Waleed. Tra queste la Arabic Speaking Irreligious Coalition, organizzazione di atei ed agnostici di lingua araba che promuove la laicità ed il diritto di critica che si è subito attivata.
Oltre a chiedere la liberazione del giovane blogger, l’associazione ha avviato una petizione su internet, in maniera tale da attirare sul caso l’attenzione delle organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani.
Al contrario,c’è chi si è spinto addirittura a reclamare la pena di morte con pubblica esecuzione.

maometto.jpgSecondo quanto riportato dalle agenzie di stampa locali, il ragazzo si sarebbe lasciato andare ad affermazioni gravemente offensive delle religioni quali “aprite i vostri Corani ma intanto fatevi una canna” oppure “solo l’ateismo salverà il popolo” non risparmiando illazioni sulle abitudini sessuali del Profeta dalle pagine del proprio profilo Facebook, che aveva già raggiunto la ragguardevole cifra di 7.000 contatti.

Evidentemente troppo anche per l’Autorità Nazionale Palestinese,uno dei governi arabi più liberali della regione che, spesso, ha adottato severi provvedimenti contro estremisti musulmani e attivisti legati ad Hamas.
Ma la rilevanza assunta dall’attività di Waleed al-Husseini era ormai troppo forte perché potesse essere ancora tollerata .

Recentemente, infatti, il Ministero degli Interni, a dimostrazione di una accresciuta attenzione del governo nei confronti dell’attività degli estremisti (Hamas ma anche sauditi e turchi), aveva diramato una circolare che imponeva ai proprietari degli internet cafè una maggiore vigilanza sui clienti.
E proprio su segnalazione del proprietario è stato possibile l’arresto. “Stava al computer anche 7 ore di seguito” dice Ahmed Abu Asal, l’ uomo che lo ha denunciato “mi sono insospettito”.
La madre, interrogata dalla polizia, ha dichiarato di aver notato qualcosa di strano e, proprio per questo, di aver scollegato tutti i computer di casa.
Terrorizzata, la famiglia ha ora preso le distanze dal giovane e chiesto che “rimanga in prigione tutta la vita, perché ci ha disonorati”.
Al di là della mera cronaca, la circostanza riapre l’infinito dibattito sull’estremismo religioso dei governi di ispirazione musulmana e sui limiti alle libertà individuali imposti dai dettami dell’Islam.

untitled.jpgA tale proposito, particolarmente interessante risulta l’analisi svolta dal principale quotidiano israeliano, Ha’aretz che centra la propria valutazione su quanto il controllo e la repressione nella rete stia diventando una pratica sempre più diffusa nei paesi mussulmani.

Dopo aver riportato la vicenda del giornalista palestinese simpatizzante di Hamas, arrestato e detenuto per più di un mese per essere stato taggato in una foto considerata offensiva nei confronti del presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, il quotidiano critica la pratica diffusa di monitoraggio dei (e sui) social network, ormai una costante nei paesi arabi.
Il giornale evidenzia, inoltre, come i leader di Hamas a Gaza siano da tempo impegnati nel monitorare Facebook alla ricerca di sospetti dissidenti ed i proprietari degli internet cafè costretti a controllare l’attività online dei loro clienti ed a segnalare comportamenti “anomali” che possano andare in qualche modo contro Hamas e la sua interpretazione dell’Islam.

A settembre, un giovane di Gaza è stato arrestato dopo avere pubblicato un articolo critico nei confronti dell’organizzazione proprio su Facebook. In Libano, quattro persone sono state arrestate la scorsa estate con l’accusa di avere diffamato il presidente Michel Suleiman. In Siria ed Arabia Saudita, il social network è stato totalmente bandito mentre in Egitto un blogger è stato condannato a quattro anni di carcere nel 2007 per avere insultato l’Islam e il presidente egiziano Mubarak, conclude il giornale.

untitled.jpgA prescindere da qualsivoglia considerazione, ciò che sembra evidente è che le esigenze di sicurezza e di lotta al terrorismo, per quanto essenziali, sembrano essere davvero difficilmente conciliabili con la libertà individuale di espressione.
Il rischio vero,invece, è quello di prestare il fianco a strumentalizzazioni volte a giustificare azioni repressive spesso motivate solo ed esclusivamente dalla volontà di imporre una visione della società che non tollera contraddittorio. Di questo passo, ci sembra davvero molto difficile avviare quel processo di democratizzazione in grado di conciliare dettami religiosi e libertà in una visione pluralista e laica della società.
L’auspicio è che il mondo democratico, unitamente alle associazioni per la difesa dei diritti umani, possa mobilitarsi immediatamente e far sentire la propria voce a favore del giovane palestinese e non restare indifferente a quanto accaduto.

25/06/2010

Donne e internet – Analisi del fenomeno in Medio Oriente

 

donne_islamiche.jpg

In base ai dati forniti da un recente sondaggio commissionato anaZahra.com, nuovo website femminile e realizzato da YouGovSiraj su un campione di 1250 donne tra i 24 ed i 35 anni in 10 paesi del Medio Oriente, sembra proprio di poter affermare che donne e internet rappresentino ormai un binomio in crescita esponenziale.

Segno dei tempi e della continua evoluzione in atto nella società verso forme di comunicazione più agili e veloci che consentono la condivisione di interessi, hobby ed opinioni ma anche di opportunità di business e di lavoro, unitamente al superamento di barriere fisiche dovute alla distanza.

Entrando nel dettaglio dei dati forniti dal sondaggio l'85% delle intervistate usa Internet da casa, oltre che sul posto di lavoro, il 71% delle utenti femminili e' iscritto ad un social network ed il 66% si connette quotidianamente per “chattare” con gli amici.
Con specifico riferimento, invece, ai paesi passati in rassegna, è il Libano ad attestarsi al primo posto con il 68% delle intervistate che naviga su internet più di sette ore a settimana, lavoro escluso. Seguono gli Emirati Arabi (55%), Kuwait (53%), Egitto (50%), Qatar (47%), Arabia Saudita e Giordania (44%), Bahrain (42%), Siria (34%) e Oman (30%)

 

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E’ Facebook a fare la parte del leone tra le internaute della regione;il 91% delle libanesi, l'80% delle egiziane, il 78% delle emiratine, per citare i dati più significativi, hanno un account sul social network.

 

Lara Al Barazi, Responsabile ricerche di YouGovSiraj ha evidenziato come si sia trattato di “uno studio lungo e complicato nel quale, dal punto di vista strutturale, si è cercato di combinare approcci quantitativi e qualitativi per comprendere meglio la vita delle donne arabe on-line, ossia le modalità di accesso a Internet, la tipologia di siti web ed informazioni preferite nonchè il ruolo che il web svolge nella quotidianità”. I risultati, quindi, hanno dimostrato come esista un mercato dalle alte potenzialità ancora tutte da sfruttare, composto esclusivamente da donne.

 

“Indubbiamente si tratta di dati molto significativi che dimostrano come le donne arabe utilizzino internet con regolarità. Tuttavia, mancano ancora portali ad alto contenuto qualitativo che possano soddisfare le esigenze di informazione e gli interessi delle donne” afferma Zoya Sakr, Managing Director di anaZahra.com, creato dalla Abu Dhabi Media Company.

Il sito, pensato interamente al femminile e che mira ad essere un punto di riferimento per le donne arabe appassionate di moda e bellezza, a notizie sui diversi stili di vita, può contare sull’apporto di redattori, blogger, collaboratori ed il qualificato contributo di alcune delle personalità più influenti nel mondo arabo e non.

 

imagesCA21RS17.jpg“Non c'è dubbio che il mondo stia andando sempre di più verso la ottimizzazione della tecnologia digitale e ciò comporta grandi cambiamenti nelle nostre abitudini quotidiane, dalla socializzazione, al divertimento, agli affari", sostiene Ricky Ghai, Direttore esecutivo di Abu Dhabi Digital Media il quale aggiunge che “la comunicazione digitale soddisfa ed offre interessanti strumenti ad un pubblico sempre più esigente ed impegnato. Con questo progetto, vogliamo fornire alle donne in Medio Oriente una piattaforma che permetta loro di coinvolgersi reciprocamente e di restare collegate”

 

Di particolare interesse è l’opinione di Zohara Hirji , che gestisce il popolare sito grapeshisha.com negli Emirati Arabi insieme al marito Rahim “I social network, i blog ed i forum consentono di esprimere la propria opinione e di conoscere quella degli altri; di conseguenza, possono davvero garantire quella libertà di parola e di informazione che la distanza e ragioni di origine culturale e sociale hanno impedito fino ad oggi”. GRABEISHA.jpg

 

Apprezzamento per l’analisi realizzata dalla YouGovSiraj, è stato palesato anche da Iman ben Chaibah , redattore capo e fondatrice di Sailemagazine.com , la prima rivista on-line gestita da una donna negli Emirati Arabi. “Quando mi guardo indietro, mi accorgo che ci sono sempre state molte donne che hanno usato internet ma non c’era mai stata un’indagine così particolareggiata e certamente utile a verificare nel dettaglio i molteplici interessi delle donne”.

 

In conclusione, ciò che viene fuori dallo studio è l’ immagine di una società in progressivo mutamento dove le donne, in particolare, esprimono una sempre crescente necessità di informazione e partecipazione.

Ciò si manifesta attraverso la richiesta sempre maggiore di portali in grado di rispondere a bisogni e culture diverse, che possano contribuire a promuovere la comprensione, fornire notizie ed un parere su quanto sta accadendo in un mondo in costante evoluzione sia dal punto di vista del costume che del modo di intendere i rapporti interpersonali.

In tal modo, auspicano di poter rappresentare una voce innovativa in una società dove il ruolo delle donne passi mediante il compiuto riconoscimento dello stesso attraverso le proprie specificità di donne e cittadine sempre più impegnate nel processo di apertura alla democrazia ed all’Occidente.

 

Nuccio Franco


(Fonte: agenzia radicale, 22 giugno 2010)