Basket, tra insegnamento e passione

di Nuccio Franco

C’e’ qualcosa sul basket che probabilmente non può essere tradotto in parole ed è una cosa che sarà sempre presente. Alcuni potrebbero dire che è amore,ed è probabilmente l’unica parola che può esprimere ciò! Già, il basket, passione infinita, contagiosa, simile all’amore. Un moderno misticismo, travolgente, migliore di una medicina; un mondo magico con le sue scaramanzie ed i suoi riti. La palla a spicchi in mano e ti senti in pace, tutto resta fuori e l’unica cosa che senti è il sudore rigarti la fronte nella trance agonistica. imagesCAP3ETB9.jpg

D’altronde solo le passioni rendono una vita degna di essere vissuta anche quando attraversi il tunnel che ti porta al parquet. Una volta, uno dei migliori, (se non il migliore giocatore Nba di tutti i tempi, ndr) Michael Jordan, uno di quelli abituati a padroneggiare disse “posso accettare la sconfitta, ma non posso accettare di rinunciare a provarci. Non pensare mai alle conseguenze del fallimento, penserai sempre a risultati negativi. Pensa solo concetti positivi e la tua mente attorno a questi pensieri”.

imagesCAHIVZ33.jpgLo stesso Pedrag “Sasha” Danilovic, a 19 anni titolare della nazionale jugoslava, con una carriera immensa alle spalle (tra Europa e USA), non uno qualsiasi disse “io non sono onnipotente e non ho vergogna a dire che senza i miei compagni non potrei giocare come gioco. Io ho bisogno di loro.E per chiunque è così”. Umiltà: un’altra lezione. Non ho mai sentito un giocatore di calcio parlare così. Insomma, il basket come isola felice rispetto ad altri sport dove tifoserie organizzate e violente sembrano, talvolta, non interessate all’agone agonistico. No, il basket è diverso, salvo eccezioni.

E’ intelligenza , condivisione, spettacolo e lealtà. Oltre l’aspetto tecnico, c’è tutta una filosofia di vita che gira attorno a questo sport. Attori e registi si sono interessati e si interessano al basket, Spike Lee e Jack Nicholson in primis. Ma anche il cinema ed i libri hanno masticato basket. Alcuni cestisti famosi hanno provato l’esperienza del cinema, da Dennis Rodman,Ray Allen (che ha recitato con Denzel Washington, non uno qualsiasi in He got the game, stupendo) Shaquille O’Neal, Shaq….. Perfino sua Maestà, Jordan. Alcuni di questi film (Nani a canestro, Chi non salta bianco è, Coach Carter, Glory Road, tanto per citarne alcuni) sono divertenti, nessuna pretesa ma una significativa morale di fondo. Anche i libri hanno avuto ad oggetto questo sport. “Tre volte invano”, “Sulle strade del basketball”, “Heroes” o “Più di un gioco”, dell’inimitabile Phil Jackson, tra i coach più titolati della storia Nba.Quello che tuttavia mi ha maggiormente colpito e che ricordo meglio di altri è “Più sangue Larry”, opera prima di Lorenzo Sani, giornalista, tifoso Fortitudo, ovvio.

Titolo che inganna ma che invece raffigura un ritratto divertente di Bologna. Spogliata per una volta tanto dal fascino (legittimo) dei portici, la città rivela una delle sue “lacerazioni” più profonde e autentiche: il conflitto tra Virtus e Fortitudo! Già, la Fortitudo Bologna della quale sono acceso sostenitore e che rappresenta una passione ma anche uno stile di vita, un modo di essere e di affrontare le difficoltà.images.jpg
Bologna e il basket, un binomio inscindibile. Il Paladozza di Piazza Azzarita, il piccolo Madison per via della somiglianza architettonica con il celeberrimo Square Garden newyorkese. Il tempio della Fortitudo, squadra storica della città. Secondo alcuni, i cugini sfigati…Ma se per sfiga si intende la capacità di soffrire e sudare,di godere appieno delle poche vittorie, allora la Effe doveva essere, per una evidente ragione, la tua seconda casa.

Quante volte, durante gli anni dell’università, con la scusa di acquistare qualcosa allo store interno al palazzetto, eludevamo la sorveglianza e ci soffermavamo a sbirciare gli allenamenti dei nostri idoli scostando leggermente le tende che fungevano da sipario. Sembrava di poterli toccare con mano. Ci sembrava di rubare quelle immagini ma il rumore della palla a terra, il vociare dei giocatori e quello scricchiolio delle scarpe sul parquet erano musica per le nostre orecchie.
storia_0013.jpgI Biancoblù, il Barone, Gary Scull, Re Giorgio (Seragnoli). La Effe del Baso, di Myers, di Delfino, di Fucka.La Effe dei suoi tifosi, condannati a questa fede. Perchè si,a volte la fede, ti stringe il cuore più dell’amore,più di un reato. “An san brisa virtusein”,non siamo mica virtussini la parola d’ordine, ogni domenica e via con la scenografia mozzafiato. “Sopra Bologna è solo bianco blu” recitava una coreografia in occasione di un derby e giù a cantare a squarciagola “Effe io canto per te… perchè tu sei la vita mia…. ovunque andrai così canterò… sempre al tuo fianco sarò”. Addosso sempre la stessa maglietta con la scritta “Io non ho cugini” rivolta agli acerrimi rivali cittadini dell’altra sponda, scaramantico quanto moderno esorcismo degno della miglior goliardia. Ormai era a brandelli ma non me ne curavo più di tanto; in fondo, non eravamo al Teatro dell’Opera. 1996-11-24-prigionieri.jpg
Purtroppo, vicissitudini economiche e sportive, ci hanno portati nel purgatorio della A dilettanti ma risorgeremo e l’amore è quello di prima. Che sia Forlì o Tel Avviv, poco importa. Domani sarà più di prima perché quella maglia, quei colori, la nostra storia, non hanno eguali e siamo e saremo…..prigionieri di una fede! Fortitudo, un amore grande!

Basket, tra insegnamento e passioneultima modifica: 2009-12-08T18:05:00+01:00da brujita1969
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2 pensieri su “Basket, tra insegnamento e passione

  1. Una ricerca condotta dal Cdec (Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano) mostra un quadro molto complesso. Il 56% degli italiani può essere considerato relativamente estraneo ai pregiudizi contro gli ebrei. Tra costoro, il 12% (in misura più che proporzionale laureati, con pochi preconcetti anche rispetto ad altre minoranze, non collocati politicamente e con un giudizio sostanzialmente benevolo nei confronti di Israele) respinge tutti gli stereotipi con forza. Il 43% (per lo più con una conoscenza scarsa degli ebrei e pertanto restii ad esprimere un giudizio su questioni di cui hanno poca cognizione) non prende alcuna posizione. Il restante 44% della popolazione mostra invece qualche pregiudizio o atteggiamento ostile agli ebrei. Esso si può scomporre in quattro sottogruppi.

    Il primo (10%) condivide gli stereotipi antiebraici «classici»: ad esempio, gli ebrei non «sono italiani fino in fondo», «non ci si può mai fidare del tutto di loro» e «sotto sotto sono sempre vissuti alle spalle degli altri», respingendo però i pregiudizi contingenti (verso Israele e Shoah). Tra costoro troviamo in misura più che proporzionale persone di destra (+8%), legate alle tradizioni religiose (+13%), con forti pregiudizi nei confronti delle altre minoranze (+15%). Un altro gruppo (11% della popolazione, con un’accentuazione al Nord-ovest), approva invece solamente gli stereotipi «moderni», mentre respinge quelli «classici» e «contingenti». Per costoro, «gli ebrei sono ricchi e potenti», «controllano e muovono la politica, i media e la finanza» ed inoltre «sono più fedeli a Israele piuttosto che al Paese in cui sono nati».

    Un terzo gruppo (12%) è caratterizzato da convinzioni «contingenti» («tutti gli ebrei strumentalizzano la Shoah per giustificare la politica di Israele», «parlano troppo delle loro tragedie trascurando quelle degli altri», «gli ebrei si comportano da nazisti con i palestinesi»), ma non concorda con i pregiudizi classici. Qui troviamo una presenza più che proporzionale di persone di sinistra (+9%), laiche (+16%), laureate (+7%), ovviamente con un atteggiamento fortemente ostile allo Stato d’Israele (+20%). In questo caso, però (ma, in parte, anche nei due precedenti), la condivisione di solo alcuni — e ben definiti — degli stereotipi e dei convincimenti descritti sin qui induce a ritenere che non ci si trovi di fronte a una ideologia antiebraica vera e propria: il termine antisemitismo appare qui sproporzionato.

    I veri «antisemiti» sono invece coloro (12% degli italiani) che condividono tutte le tipologie di stereotipi sopra elencati, da quelli «classici» a quelli «contingenti». Tra costoro si registra una presenza più che proporzionale sia delle persone di estrema destra, sia di quelle di estrema sinistra: in quest’ultimo settore politico il 23% mostra un atteggiamento chiaramente antisemita.
    Resta il fatto che il pregiudizio antiebraico è multiforme e trasversale, ciò che rende difficoltosa una lettura del fenomeno. È vero ad esempio che oggi un atteggiamento di matrice xenofoba riguarda gli ebrei in maniera decisamente inferiore rispetto ad altre minoranze (rom, islamici, extracomunitari ecc). È altrettanto vero, però, che il calo «dell’antiebraismo xenofobo» rischia di essere ampiamente rimpiazzato dalla nascita di tutta una serie di nuovi stereotipi, che poco hanno a che fare con la xenofobia, ma che non per questo devono venir tenuti in minor considerazione.

    Renato Mannheimer

  2. Egregio Dottore,
    la mia innata curiosità mi induce a voler capire se si tratta di una perfetta omonimia con il più noto Mannheimer o se viceversa, come desumo dalla familiarità con percentuali, numeri e statistiche, non si tratti proprio di Lei.
    Nell’uno come nell’altro caso,sono contento per il fatto che mi abbia notato ma, soprattutto, per il tenore dell’intervento, molto sobrio e scientifico, a differenza degli insulti che quasi quotidianamente ricevo sul mio blog. Ed è proprio a questi interventi che vorrei quotidianamente rispondere, non a quelli di chi ingiuria per il semplice gusto di farlo.
    Ciò premesso,vorrei innanzitutto sottolineare, nonostante l’interesse per dati e cifre da Lei riportate che quanto da me scritto su queste pagine non credo denoti, almeno credo, xenofobia nei confronti degli ebrei ma solo ed esclusivamente una simpatia particolare per gli arabi e per il popolo palestinese e musulmano in particolare.
    Tengo assolutamente a sottolinearlo, quasi a rivendicarlo. Sono cresciuto con un’educazione cristiana ma mi considero e sono laico ed in un tale Stato mi piacerebbe vivere, dove si possa assicurare pari dignità ad ognuno. Personalmente credo non sia così ma ciò è assolutamente confutabile, ci mancherebbe. Non sono e non sarò mai antisemita ma certi atteggiamenti, metaforicamente parlando, mi urtano non poco. Sono di sinistra, aperto a quel dialogo interreligioso che molti, strumentalmente, da una parte come dall’altra, vorrebbero fallisse sul nascere; sono per la tutela dei diritti e delle libertà di ognuno, senza distinzione di sesso, razza o religione, ovunque questi siano violati. Ciò che più mi interessa, al di là dei numeri verso i quali sono poco avvezzo, è raccontare e raccontarmi, tutto qui. Non condivido né stereotipi classici, come Lei li definisce, né tantomeno moderni ma solo una profonda laicità che mi induce, nei limiti del possibile e dell’umana fallibilità, a raccontare ed esprimere la mia posizione in base a ciò che ho letto, visto e visitato (ossia l’intero Medio Oriente). Tutto in base alla mia personale esperienza. Ho letto di ebraismo, di islam, di buddismo e mi sono fatto un’idea che mi piace raccontare, nella speranza di non tediare nessuno e di aprire, viceversa, un dialogo scevro da ogni pregiudizio, esattamente come sto facendo con Lei. Serenamente ma con altrettanta determinazione nel sostenere il mio…. “credo”, in qualcosa, per quanto confutabile possa essere. Reputo la Sua lezione in ogni caso un momento di accrescimento culturale e personale e nella speranza che tale dialogo e contatti tra persone libere possano ripetersi, porgo i miei più cordiali saluti
    Nuccio Franco

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